Come organizzare Convegni oggi? 
I Convegni proliferano. A me giungono molte comunicazioni al giorno (con qualche invito), sui più disparati argomenti, e in tutti ritrovo lo stesso schema (apertura di autorità varie, un moderatore, relatori e titoli). Questa struttura è solo apparentemente intoccabile ed eterna, anzi, si è già smontata da sola.

L'utilizzo sistematico di PowerPoint (tm) e consimili, quasi una moda, oltretutto con un gran numero di effetti speciali (banali ma che piacciono tanto a chi si fa le slides), e aventi contenuti spesso particolareggiati (si va dai concetti principali all'aggiunta di veri e propri spezzoni), ha fatto scomparire quasi del tutto gli interventi a braccio.

Dal momento che quasi nessuno improvvisa più, sarebbe sufficiente fornire ai convegnisti (relatori e pubblico) tutti gli interventi scritti e fare un'introduzione verbale molto sintetica (2-3 minuti a testa + 1 minuto di collegamento da parte del moderatore), cosa che prenderebbe, con gli inevitabili sforamenti, circa 30 minuti.

Finiti questi preliminari lampo, si potrebbe benissimo passare alla discussione in forma inizialmente ristretta (fra i relatori, in Tavola Rotonda) e poi allargata alla sala, con contigentamento dei tempi (1 min. per le domande, 3 min. per interventi aggiuntivi).

Questa struttura ha un problema di fondo: se il Convegno non è interessante, questa impostazione ne mostra tutta l'inutilità. E il pubblico non è stato sfinito da interminabili realzioni, per cui potrebbe essere maggiormente reattivo nel sottolineare la paventata inutilità a relatori e organizzatori ;-).
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La Ricerca Scientifica a caccia dell'Eccellenza? 
Nell'ambito del 7 Programma Quadro dell'UE è spuntato un altro filone (ultra ramificato in 20x10 o 20 sub), "IDEAS Supporto alla ricerca di frontiera", che è stato presentato stamattina al CNR a Roma. A caldo, le impressioni sono contrastanti. Le butto giù come appunto di lavoro, riservandomi di raffinarle prossimamente.

IDEAS si presenterebbe sotto una forma interessante, sia per le modalità burocratiche (molto più leggere rispetto ai consueti progetti europei) sia per gli importi di finanziamento (1 Mld. all'anno per sette anni) con somme destinate ad ogni singolo progetto oscillanti fra i 100.000 e i 500.000 Euro/Anno.

Altro elemento interessante e veramente innovativo, è quello rappresentato dal fatto che i finanziamenti sono ad personam e non diretti ad una struttura istituzionale (comunque presente a garanzia), con piena libertà gestionale da parte del ricevente.

Poi, iniziano i problemi, solo parzialmente emersi dal dibattito finale (comunque interessante), che non sono cosa da poco.

Il bando di concorso è destinato a persone che abbiano conseguito un PhD. Oooooops, è un titolo che si consegue all'estero in quanto in Italia non sono ancora stati istituiti (qui abbiamo Dottorati e PostDottorati).

La libertà del partecipante/vincitore nella gestione dei fondi (e nella scelta del suo team) è solo teorica, almeno in Italia, perché il nostro mondo accademico è infarcito di Baroni e di regolamenti che difficilmente lasceranno libero un partecipante di scegliersi il team e le modalità di gestione del finanziamento.

Ma le cose peggiorano quando ci si ritrova a definire concretamente l'Eccellenza. E soprattutto quando ci si ritrova a decidere chi deve decidere se un progetto è di eccellenza o meno.

Volendo andare oltre, mi sembra che il mondo accademico continui nella sua tendenza alla "Torre d'Avorio", ovvero a restare chiuso in sé stesso. Un po' per il mio lavoro, che mi mette in contatto con molti settori e persone, e un po' per caso, mi sono spesso imbattuto in persone totalmente estranee al mondo accademico (spessissimo, nemmeno laureati) che portavano avanti sperimentazioni avanzatissime (l'esempio più palese è l'informatica, ma non solo) e, con un piccolo supporto, potrebbero raggiungere ottimi risultati e di notevole utilità sociale.

Un'altra considerazione, sugli interscambi fra mondo e accademia. Quando il mondo accademico chiama a supporto un esterno, quest'ultimo applica gli schemi accademici. Quando la dinamica è invertita, sono gli accademici che applicano schemi e procedure diverse dalle loro. E' proprio questo aspetto che cambia i risultati (né migliori né peggiori, solo diversi).

In ultima analisi, a livello di Enti Pubblici ed Università (almeno in Italia), si sta andando diffondendo la pessima abitudine di premiare/finanziare attività che sarebbero assolutamente normali e incluse nel "mansionario".
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Persone che consumano o Consumatori? 
Nei Media e nel linguaggio politico, è andata diffondendosi la (pessima) abitudine di usare il termine "Consumatori" quando ci si riferisce ad aspetti commerciali della nostra vita di tutti i giorni. A questo proposito, nel corso degli anni, si sente anche parlare sempre più spesso di Associazioni di "Conumatori" e delle loro azioni/attività (su cui ci sarebbero da fare una serie di discorsi pesantucci, ma li faremo in altri post). L'uso inflazionato di questo termine (ma anche su "utente" ci sarebbe molto da dire, etc.) sembra un vero e proprio lapsus linguae della Società in cui viviamo.

Qualche divagazione è d'obbligo.

La struttura economica in cui siamo immersi (chiamiamola capitalista, liberista, consumistica o altro) si basa sul concetto di crescita. Semplificando alla Piero Angela (ovvero dicendo anche diverse cavolate pur di semplificare), le cosiddette "crisi" iniziano quando non si cresce abbastanza, e diventano "crisi nere" quando si cresce poco, per arrivare al crack totale quando si decresce, il tutto economicamente parlando. Dunque, l'Italia si ritrova ad essere nella fase di crisi perché il proprio PIL (Prodotto Interno Lordo di uno Stato) non cresce abbastanza. Di contro, gli Italiani, che vedono la loro capacità d'acquisto drasticamente ridotta (non solo non arrivano al "28", ma nemmeno al "20" del mese) sono in stato di crack. Non hanno soldi per campare ma devono spendere (consumare) per tenere in piedi una fantomatica Italia Economica.

Negli ultimi 15-20 anni, si è fatto di tutto per spingere la gente a bruciare i propri risparmi in Borsa, facendo crollare i rendimenti di BOT e CCT (titoli notoriamente di Stato e relativamente garantiti) per fargli acquistare varie opzioni borsistiche (Fondi Azionari, Azioni, Obbligazioni, Bond, etc. etc.). Ovviamente, ci hanno guadagnato in pochi (i soliti) e perso in moltissimi (i soliti), ma già si sapeva. Anzi, gli addetti ai lavori lo sapevano e, non a caso si riferivano (e continuano a farlo) ai piccoli investitori usando il termine Parco Buoi (alias, Carne da Macello).

Di qui la sinergia Economia/Politica ad imprimere questa spinta, al di fuori delle regole (molte scritte e in forma di Leggi, Regolamenti e autoRegolamenti) e del comune quanto ignorato buonsenso.

Il gioco viene svelato dagli stessi attori nelle loro diverse manifestazioni (dalle interviste agli spot pubblicitari, passando per la stesura di nuove leggi e tutto il resto) proprio nel reiterare il termine "Consumatori" quando si riferiscono alle "Persone", ovvero "siamo in quanto consumiamo". Questo anche se siamo stati scolasticamente educati col cartesiano "cogito, ergo sum" (penso, dunque sono).

E' un meccanismo noto in Comunicazione, e già più volte usato. Tanto per fare un esempio, quando si parlava di presidenzialismo per le Regioni, la Stampa tutta ha iniziato a riferirsi ai vari Presidenti di Regione usando il termine "Governatore", dunque abituando la gente progressivamente, per assorbimento stratificato (alla fine non ci fai più caso ed accetti il concetto oltre che il termine).

Dunque, cari "Consumatori" che mi leggete, ricordatevi (ed accettate) che avete una vostra ragion d'essere se e quando "consumate", per cui potreste anche considerarvi "utili" (possibilmente idioti). E scusate la crudezza delle espressioni, ma questo siamo.

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Sponsor Logici (su questo sito) 
Fin dal mio primo sito, autoprodotto, del 1994, operai la scelta di un'area a pagamento e senza pubblicità imposta dal server (ricordate i primi banner in testa alla pagina?). Di fatto, nel mio sito, non ho messo pubblicità, rinunciando oltretutto agli pseudovantaggi degli script di Google come gli adSense (anche la finestrella per la ricerca all'interno del sito è dello script SphpBLOG che gestisce questa pagina). Da qualche giorno, sono però comparsi, nella splash page, due richiami (Altavista, storico motore di ricerca, e OpenOffice.org, un tempo StarOffice) quasi commerciali, e provo a spiegarne il perché.

Gli strumenti informatici non sono neutri, nel senso che usare un sistema operativo o un altro, un applicativo o un altro, ti spinge a fare più certe azioni e meno altre, oltre che rappresentare una determinata scelta di campo socio-commerciale. Gli standard creano omologazione di prodotto (e di pensiero). Di qui la necessità di supportare (gratuitamente, non sono sponsorizzato economicamente) due strumenti informatici, per diversi motivi.

Per quanto riguarda OpenOffice.org credo che ci sia poco da aggiungere.

Diversa è la questione per Altavista. La mia generazione internettiana (chi usa internet dalle sue origini, per intendersi), e' anche un po' affezionato a questo "antico" (si fa per dire) marchio ma i motivi sono ben diversi. Google è diventato una standard invadente, fortemente orientato verso le questioni commerciali, proprie e altrui (chi paga per essere posizionato meglio), con una serie di meccanismi perversi che "falsano" le ricerche preindirizzandole verso i risultati più commerciali, indipendentemente dalla pertinenza di ricerca.

In questo momento, Altavista offre risultati molto più attendibili (a parer mio obv.) e, pur essendo sicuro che alternando le parti il risultato non cambierebbe (se Altavista fosse nella posizione di Google si comporterebbe nello stesso modo), lo preferisco. Questo nella speranza che qualcosa, a noi persone (prima che consumatori, dunque parco buoi o carne da macello che dir si voglia) resti come reali funzionalità nella guerra fra colossi (che spesso si ammazzano fra loro e creano nuovi spazi per iniziative emergenti, solitamente e intellettualmente oneste solo nelle fasi iniziali e/o di rilancio).
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Nuovi Media #01 
La tecnologia ha stravolto i Media esistenti, li ha rigenerati attraverso profonde trasformazioni nei processi di realizzazione e sarebbero tutti da considerare nuovi Media perché sono radicalmente cambiati i rapporti fra Media e pubblico e, soprattutto, fra persone attraverso i Media. Nuovi perché è cambiato l'accesso agli stessi dal momento che pubblicarsi un libro è diventato immediato e gratuito, fare fotografie è sempre più facile (pensiamo all'evoluzione dai banchi ottici ai telefonini, passando per biottiche, reflex, compatte e digitali), come fare filmati e montarli, ma anche e soprattutto trovare i propri canali di trasmissione (internet), dedicati prima di tutto al proprio ristretto ambito di contatti diretti, poi al più allargato degli sconosciuti.

Proprio nei contatti interpersonali diretti si assiste ad un'interessante (ma a parer mio preoccupante) evoluzione che sta portando ad aumentare il divario fra rapporti diretti e mediati. A fronte di una maggiore apertura tramite internet, si assiste ad una maggiore chiusura nei rapporti diretti, che si esplica attraverso la rinascita dei gruppi chiusi (quello che un tempo erano le cricche, poi le company, etc.), con una maggiore difficoltà a stringere nuovi rapporti diretti.

Questo potrebbe spiegare (almeno parzialmente) la ricerca di un nuovo approccio ai Media da parte della gente, e la conseguente risposta dei Media stessi che cercano di attivare nuovi canali di interazione, o canali che sembrino interattivi pur essendo assolutamente limitati e limitanti (in questo supportati dalla maggiore superficialità dei rapporti stessi).

In questo rapporto Gente/Media è piuttosto difficile capire la biunivocità di influenza fra i due elementi/soggetti, in quanto l'identificazione dell'input primario è un po' come cercare l'origine fra uovo/gallina. In questo, il ruolo dei Media mi pare preponderante e non casuale per la sua esplicità volontà di forzare le tendenze e i gusti mostrando certe loro impostazioni come di larga diffusione/apprezzamento.

Se una cosa viene mostrata come "di moda" ha una notevole possibilità di diventarlo davvero, e il gioco è fatto. Questo avviene anche in quei casi dove i Media cercano di mostrare come negativi e da non ripertere certi comportamenti: alla fine riescono solo ad amplificarne l'impatto e la diffusione (cfr.: l'ultima ondata di bravate filmate col telefonino e mandate su inetrnet). Dunque, ancora una volta, i Media (TV in primis) dimostrano il loro potere nobilitante di qualsiasi cosa che venga mandato (e dimostrano altrettanto bene la loro scarsa preparazione nel gestirne e caratterizzarne i flussi).

Purtroppo, a fronte di un notevole aumento delle produzioni spontanee, gioca in negativo la superficialità di approccio ai Media da parte della gente sia dal punto di vista della fruizione, ma anche e soprattutto sul piano della produzione, effettuata in totale assenza di senso (auto)critico e di conoscenza del media che usano.

Siamo dunque passati dal digital divide (quando la gente ne vede l'utilità e/o la necessità impara rapidamente a far uso delle tecnologie disponibili) al logical divide, ovvero alla problematica di approfondire l'uso logico delle tecnologie (partendo dal cosa dire al a chi dirlo e passando attraverso la post-analisi sul cosa ho detto veramente?). E da qui iniziano i nuovi e veri problemi.

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Nota 1 Sempre a proposito dell'interazione fra Media e Pubblico, mi cito addosso, ricordando il link al mio post del 3 Ottobre scorso Libertà di Stampa: dalla decadenza dell'Informazione alla decadenza del Lettore e credo che proprio quest'ultimo elemento sia centrale in tutta la questione: l'attuale situazione (a parer mio devastata) è fondamentalmente frutto del sempre più assente senso critico e logico del Pubblico, non solo come fruitore, ma anche come "produttore". Quello che io ho denominato logical divide.

Nota 2 (aggiunta il 6 Aprile) Se un Media è un veicolo per flussi di Comunicazione, allora anche i Centri di Aggregazione sono Media che iniziano ad essere visti come tali solo ora (non credo di essere il primo), per cui il concetto di Centro di Aggregazione diventa un "nuovo Media". Provo ad affrontare meglio il concetto in un nuovo post (Nuovi Media #02: Centri di aggregazione).

Nota 3 Quanto sopra è stato comunque accennato nel mio intervento al Convegno InnOvation: TV & Web dei Saperi per lo sviluppo della Società della Conoscenza (Firenze, 20 Marzo 2007).


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InnOvation: si parte? 
Il Convegno del 20 Marzo (TV e Web dei Saperi per lo sviluppo della Società della Conoscenza) è servito a fare un po' il punto della situazione e a mettere in contatto diretto persone che lavorano da anni in questa direzione, magari su binari paralleli e/o complementari. Sto cercando di rianalizzare i vari interventi e, in vista di considerazioni particolareggiate, metto a disposizione il testo completo del mio intervento, purtroppo e come sempre penalizzato in sede congressuale da alcuni relatori (comunque pochi in verità) che hanno sforato sui tempi previsti (ma fa parte del gioco ;-).
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