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( 2.9 / 81 )Negli ultimi 20 anni, la qualità dell'informazione è crollata, franata, quasi azzerata, con la pressochè estinzione della notizia sostituita fin dalle prime battute dall'opinione del redattore. Mancano tutti i fondamentali dell'informazione, come l'identificazione degli elementi che costituiscono la notizia e il loro inquadramento generale.
Causa o effetto che sia (oppure dinamica autonoma), è altresì decaduta la qualità del lettore, con la scomparsa pressoché totale, di una reale ricerca di verità, sostituita dalla voglia di sentirsi dire/confermare ciò che lo stesso lettore pensa.
In questo quadro, piuttosto fosco e triste, diventa più complicato il parlare di Libertà di Stampa.
Forse, sarebbe più corretto chiedersi "Libertà di Stampa per quale Stampa?". Il concetto di Libertà di Stampa perde di significato quando viene riferito a pubblicazioni e TG che hanno perso la connotazione di Organi di Informazione per trasformarsi in contenitori pubblicitari. Un tempo, il Quotidiano si autofinanziava con la vendita delle copie, ora la sua fonte primaria è la pubblicità e diventa piuttosto difficile pubblicare un dossier contro una multinazionale che compra un gran numero di spazi pubblicitari (Telecom Italia/TIM tanto per fare un esempio attuale).
Il sistema di gestione dei flussi pubblicitari, tramite due o tre grandi concessionarie, rende possibile anche un controllo indiretto sui media non utilizzati perchè la pressione può essere fatta alla fonte. E la questione pubblicitaria ha inquinato concetti come tiratura/diffusione/indice di lettura, dal momenti che perdono la loro valenza assoluta, assumendo il ruolo di parametro per definire i costi/prezzi delle inserzioni pubblicitarie.
A questo si aggiunge anche il fatto che la proprietà di uno pseudo Organo di Informazione equivale all'acquisto di uno spazio pubblicitario privato illimitato. E' il caso delle emittenti televisive, che occupano circa il 50% degli spazi per pubblicità interna.
L'opinione politica (voti) è una merce come il sapone o un divano gonfiabile e come tale viene trattata ;-)
Il martellamento pubblicitario e opinionistico ha abbassato drammaticamente il livello di senso critico del lettore/spettatore che ha sempre più voglia di essere rassicurato, anche a costo di tapparsi occhi e orecchie (ma non la bocca) per cui parte dalle proprie idee preconcettuali, spesso prive di fondamento, e ne cerca la conferma da qualche parte.
... to be continued ;-)
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( 3.1 / 69 )AQ (AltroQuotidiano, working title) non decolla, nonostante la fattibilità pratica ed economica del progetto. I motivi sono piuttosto semplici: AQ ha bisogno di una larga partecipazione e se, da una parte, è fortemente sentita la necessità di un organo d'informazione effettivamente libero, di contro, l'informazione continua ad essere concettualmente delegata ad altri.
L'idea di partenza si basava su diversi concetti ed esperienze precedenti, fra cui "indymedia" che, pur fondandosi sulla partecipazione diffusa, vedeva arrivare spesso richieste di pubblicazione come se si trattasse di una Testata tradizionale.
Da qui il cercare di mettere su una Testata che fosse tale, ma che si avvicinasse al modello indymedia per quanto riguardava la partecipazione diffusa e slegata dai canoni giornalistici (sia come Albo sia come tecniche di scrittura, cfr. AQ-Laboratorio).
Il punto debole è stato proprio il fondarsi sulla partecipazione diffusa. Di diffuso c'è solo la propensione a lamentarsi di tutto e di tutti, senza poi fare nulla per affrontare e risolvere il problema, cosa che necessita di un certo impegno.
Il Progetto AQ non è chiuso, tutt'altro, è solo in stand by, pronto a riattivarsi non appena si realizzino le condizioni di base e sarà raggiunta la massa critica di partecipazione. In questo frattempo, sarà tenuto costantemente aggiornato (si sta comunque lavorando al nome definitivo della testata e al LayOut/impaginazione).
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( 2.9 / 40 )Come da introduzione generale di Aglaia, Aglaia4 è il filone che si occupa dei "Centri" di aggregazione e di produzione artistica, indipendentemente dal loro dimensionamento. Snake Project e il progetto per il riutilizzo dell'exOspedale Marino di Cagliari, sono strettamente collegati fra loro in quanto rappresentano momenti diversi dello stesso percorso.
Il progetto per l'exOspedale Marino è di notevoli dimensioni perchè prevede un investimento iniziale (ristrutturazione dello stabile e allestimento) fra i 12 e i 15 Ml./Euro, con un costo approssimativo di gestione intorno ai 2 Ml./Euro/anno, con un raggio d'azione internazionale. E' un progetto di "scatola/contenitore", i cui contenuti sono le idee e la loro capacità di aggregazione di artisti e pubblico, con quest'ultimo che dovrebbe avere una funzione comunque attiva (e non di fruizione passiva).
Il pubblico ideale per Aglaia4, al momento non esiste se non come potenzialità, di qui la necessità di agire anche e soprattutto in ambito locale per risvegliare determinate dinamiche mentali, culturali, estetiche e sociali. Snake Project, dedicato ai circoli associativi, nasce proprio per creare centri locali che (ri)costituiscano l'habitat generale per i grandi progetti di Aglaia4.
Lo stop subìto da Snake/Progetto ESSE a Scarperia (FI) ha purtroppo fatto emergere un problema di base nel recepire questo tipo di progetti, cosa che limita ulteriormente i possibili spazi. Aglaia è un meccanismo da innescare e serve un punto di partenza, piccolo o grande che sia.
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( 3 / 54 )La Comunicazione è uno strumento potente, che andrebbe "maneggiato con cura", soprattutto quando gli argomenti sono delicati e scottanti. La questione dei migranti è uno di questi temi, che implica il rapporto col territorio che abitiamo e con le altre culture.
Guerre, Terrorismo, Criminalità, difesa dell'Identità Nazionale, e tante altre questioni in ballo, andrebbero trattate in modo più completo ed ampio, invece che in modo banale, semplicistico e palesemente strumentalizzato, come sta avvenendo.
Prima di parlare di migrazioni, forse, sarebbe il caso di definire il concetto di "proprietà della terra" perché il nodo è proprio questo, la Terra e le sue Risorse.
Gli approcci all'argomento sono molto diversi in base alla cultura di riferimento e, per evitare il trattato, parliamo solo del nostro, contraddittorio, concetto occidentale di proprietà. Questo prevede la proprietà dei singoli e degli Stati, quest'ultima in base ai confini amministrativo-geografici. La contraddizione è che poi non riconosciamo uguale sovranità ad altre aree (Africa, Asia) appropriandoci delle risorse incluse nel territorio di altri stati.
La disponibilità di risorse naturali (distinguendo fra proprietà e disponibilità) genera ricchezza (formale) e un certo tipo di stabilità (discutibile), per cui è naturale/normale/ciclico che attragga popolazioni in situazione critica per assenza di risorse (o meglio, avendone la proprietà ma non la disponibilità).
I flussi migratori, esistenti da sempre, seguono l'evoluzione dei mezzi di trasporto e, in questa era di trasferimenti in tempo quasi "reale" (più veloce di così c'è solo il teletrasporto ;-), le tendenze migratorie sono accelerate; di qui la sensazione di invasione che sta pervadendo la Società italiana.
La rapidità genera anche comunità locali chiuse e autoreferenziali, a bassa incidenza di integrazione (ma anche il concetto di integrazione andrebbe analizzato accuratamente e lo sarà in un apposito intervento), con aumento del reciproco respingimento. E' stato altresì dimostrato che una presenza di migranti scarsamente integrati diventa critica quando raggiunge una soglia locale del 5-6%, cosa che sta avvenendo in molte città.
In questo quadro abbastanza problematico, i Media stanno avendo un ruolo importante, molto negativo, in quanto danno risalto a fatti di cronaca che riguardano i cosiddetti extracomunitari, con la chiara forzatura verso il farli vedere come spacciatori, rapinatori, violentatori, etc. (come se simili cronache fossero inesistenti prima dell'ondata migratoria).
Ultimamente, viene sottolineata la loro intransigenza religiosa, come se il Vaticano non abbia mai avuto tendenze integraliste (Compagnia di Gesù, Comunione e Liberazione, e altre "sette" confessionali varie) e non abbia pesantemente condizionato la nostra vita sociale (e politica), al punto che viene molto difficile considerare l'Italia come uno Stato Laico (come da Costituzione), configurandosi chiaramente, fin dalla sua nascita, come uno Stato Confessionale al pari di Israele e di vari Stati di matrice islamica. Alla pari, almeno di fatto.
I Media insinuano questi concetti attraverso piccoli accorgimenti linguistici, usati ad arte, per sottolinearne la non appartenenza alla nostra realtà/substrato culturale, laddove vengono messi in secondo piano analoghi episodi che riguardano direttamente persone di chiara nazionalità italiana.
Se ci limitassimo a leggere i giornali in queste settimane, risulterebbe chiaro che (tutti) gli extracomunitari, spacciano, rubano e violentano ... gli italiani, invece, si limitano a massacrare le proprie famiglie.
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( 2.7 / 64 )Aglaia4, il filone di Aglaia dedicato ai progetti relativi ai Centri di Arte Moderna e Contemporanea, ha (aveva) trovato un nuovo spiraglio a Cagliari, come progetto di utilizzo del vecchio Ospedale Marino. Una costruzione razionalista sulla spiaggia urbana del Poetto, un palazzone su diversi livelli e terrazzamenti in riva al mare, lungo circa 80-100 Mt. curvati a "parentesi", per circa 6.000 Mq di coperto più 1.200 di terrazze finali. Un sogno.
E' una struttura su cui si sono scatenate le maggiori lobby locali, per anni, al punto che tutto era rimasto bloccato con la struttura che è andata sempre più in malora. E' proprio il caso di dire che eravamo arrivati all'ultima spiaggia. Di qui il rilancio del progetto che ha in quello spazio il miglior habitat naturale che si possa immaginare per un Centro di Produzione ed Esposizione artistica.
Le grandi lobby locali la hanno avuta vinta ancora una volta. Un bene pubblico, sarà regalato ancora una volta ai privati, per un'attività puramente commerciale. Vabbe', Aglaia4 prosegue il suo percorso, in attesa di un'altra occasione.
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