Ai primi di Giugno, era tutto predisposto ma, mentre stavo sistemando le mie cose personali, è arrivato un inaspettato contro ordine, dovuto al fatto che il Consiglio del Circolo in questione aveva improvvisamente cambiato completamente idea. Il tutto partiva dalla "loro" necessità di passare da un tipo di gestione stile bar parrocchiale, ad una più attiva e coinvolgente.
Il progetto era piaciuto ed era stato accolto in tempi molto rapidi. Peccato che uno dei pochissimi assenti all'ultima riunione, sia poi riuscito a far cambiare idea a tutti, riportando il Circolo ad un'impostazione di gestione ancora più limitante (salvo l'utilizzare alcuni accorgimenti del progetto).
Ci sono poche analisi da fare, in quanto la situazione è piuttosto chiara e ben più drammatica di quanto fosse pessimisticamente possibile prevedere: la mente e la mentalità sono un po' chiusine e non sussiste la reale volontà di operare cambiamenti.
Il Progetto va avanti, loro non so, comunque non direi.
| permalink |




( 3.1 / 44 )Non sono mai stato appassionato di Calcio e/o Cinema, pur ritrovandomici in mezzo in diversi momenti della mia vita, e questo per un preciso motivo sociopolitico: in entrambi i casi, si tratta di situazione collettive in cui però emergono solo i personalismi.
Di un Film, conosciamo i primi attori, il regista, solo in alcuni casi l'autore della Colonna Sonora* e il Direttore della Fotografia*, quando alle loro spalle ci sono una miriade di persone, con specificità tecniche di elevatissimo livello, che concorrono in modo determinante alla riuscita del film. E non parlo solo di figure che saltuariamente risaltano (come gli sceneggiatori) ma della cosiddetta "bassa manovalanza" (decine e decine di persone per ogni film) che, per esperienza diretta, hanno dimostrato in molte occasioni di saper correggere errori di impostazione di ruoli ben superiori.
Nel Calcio è un po' lo stesso. Ci sono personaggi che, grazie ad un ufficio stampa sicuramente intelligente, riescono a mantenere una presenza costante nei media ma, alla fine, e' l'insieme che vince (o perde).
A me personalmente, questa situazione fa un po' schifo, anche perché mi metto nei panni di chi fa un lavoro serio e costante, spesso di altissimo livello (solo contrattualmente di basso profilo) e senza il quale non funzionerebbe alcunché, ma che non vede mai riconosciuta la propria "valenza".
Un'illuminazione in questo senso, la ho avuta quando facevo il Fotografo di Scena (http://www.enricofedi.net/photo); da semplice spettatore, nell' "82, mi ero ritrovato per caso ad assistere alla prima mondiale del Porgy and Bess in versione lirica (prima era sempre stata rappresentata quasi erroneamente come opera blues), al RadioCity di New York, successivamente fotografata a Firenze (Teatro Comunale, 1994). Proprio in questa seconda situazione, mi sono accorto di quanto le comparse costruissero il gioco scenico con i soli sguardi (in questo senso la scuola teatrale americana ci è superiore, nel senso che le "ultime parti" agiscono come se fossero i primi attori).
... ... ...
* Quando organizzavo Festival Di Cinema, a carattere internazionale, in Italia e all'Estero, la Colonna Sonora rappresentava una via di fuga dalla domanda "allora, com'è il mio film?" a cui si rispondeva, quando il film era un po' inutile e/o proprio una schifezza, "non male, soprattutto la Colonna Sonora" ;-)
| permalink |




( 3 / 78 )Dopo un'improvvisa accelerazione, SnakeProject ha avuto un rallentamento tecnico che mi ha lasciato un po' di tempo da dedicare allo sviluppo di altri argomenti. E' imminente la messa onLine della nuova veste di PallaTonda e ho quasi completato la stesura formale di Pubblic² (Pubblicazioni Pubbliche). In questi giorni, spero di riuscire a mettere onLine anche le pagine istituzionali relative a "Consulenze & Servizi".
| permalink |




( 3 / 84 )Nel mio precedente post sull'argomento ho espresso la tesi secondo cui la satira fa bene a chi la subisce. Ma quali sono i meccanismi che portano a questo risultato?
Ogni generazione ha avuto i suoi idoli giovanilTelevisivi. Nel caso della mia generazione (sono del 60), provate a chiedere se si preferiva Titti o Gatto Silvestro (il gatto), BeeBeep o WilCoyote (il coyote), nelle generazioni più recenti, chiedete chi preferiscono (o chi si ricordano) del gruppo di SouthPark (Kenny, quello che muore in ogni episodio?). Il perdente ha un suo fascino particolare, in gran parte dovuto alla sua ostinazione e capacità di sopportazione.
E' anche vero che la generazione nata avendo come baby sitter i cartoni animati giapponesi (da Mazinga Z di 30 anni fa a oggi) fino ai Simpson di americano stampo, è cresciuta con la versione più melensa dei supereroi in stampo Marvel, il buono che lotta contro i sopraffattori e salva regolarmente il mondo, o di Lupin III (il nostro Diabolik), ma è altresì vero che Silvio Berlusconi, proprio per loro, incarna il nemico in quanto è lui l'antipatico e il sopraffatore. O almeno dovrebbe palesemente incarnarlo (è quello che non rispetta le regole come la Banda Marumo in Mirmo & Camilla, o non ricordo come si chiama la banda cattiva nei PokeMon).
Però, ce lo teniamo fra le scatole (e se lo tengono fra le stesse scatole i suoi alleati, già da 15 anni, in cui è stato bersagliato da tutte le parti, fino al devastante Cornacchione che ci ha fatto quasi impietosire per il povero Berlusconi. Alla lunga, questo martellamento, ce lo renderà definitivamente simpatico, non a caso la satira su di lui viaggia spesso e volentieri proprio sulle sue reti (edulcorata, ovviamente e a maggior ragione).
Nel post precedente, mi sono dimenticato di citare un altro esempio ancora più eclatante. Provate a pensare ad Ignazio La Russa prima e dopo la sistematica imitazione di Fiorello. Forse, è il caso di smettere. Forse. Davvero.
| permalink |




( 3.1 / 77 )La Comunicazione è un insieme di elementi/fattori, molto vasto e composito. Informazione e pubblicità sono solo alcuni di questi, i più appariscenti ma non certo i più importanti. Qaundo si guarda uno Spot o si legge un Articolo, si applicano automaticamente dei "filtri critici" che ci fanno interpretare quanto vediamo/leggiamo. Diversa è la situazione legata a format che giocano fra intrattenimento e informazione come i "contenitori fiume" (Buona Domenica, etc.) o gli "osservatori" (Lucignolo, I Viaggi di Nina, etc.). Partiamo proprio da "I Viaggi di Nina" in quanto esempio palese di raffica di sottomessaggi.
"I Viaggi di Nina" si presenta come un'esplorazione dell'universo lesbo da parte di una "etero un po' curiosa", e proprio da qui iniziano i sottomessaggi negativi. Infatti, nel promo Nina dice, sempre come voce fuori campo (elemento tecnico alla base del programma), che è una eterosessuale a cui sono sempre piaciuti gli uomini (riscuotendo un certo successo) ma che è incuriosita dal mondo lesbo; un po' come dire "io non sono razzista, infatti a negri stringo anche la mano".
Era necessario specificare? L'intento era forse quello di dare un senso di "normalità" e soprattutto di apertura? Voglio dare il beneficio del dubbio agli ideatori/autori del programma, per cui parto da questi presupposti, ma resta il sottomessaggio negativo, amplificato dal fatto che la normalità la si afferma in modo implicito (non palesemente dichiarato) attraverso la contestualizzazione di tutto l'insieme. Nello specifico, forse, sarebbe stato il caso di creare un format multisessuale che avrebbe automaticamente palesato il parallelismo assoluto fra i diversi orientamenti sessuali.
E' la trasmissione stessa che palesa questo elemento: le storie raccontate hanno veramente poco a che fare con la specificità lesbica. Se provate ad ascoltare senza guardare, vi accorgereste che sono storie applicabili a qualsiasi combinazione di coppia (oltre ai "ceppi standard", etero, gay, lesbo e bisex, esiste un'infinita gamma di sfumature).
Dunque, una trasmissione inutile, anzi dannosa.
EF*
| permalink |




( 3 / 44 )
"Satura tota nostra est" (Ovidio) e la Comunicazione Politica ha utilizzato sempre di più questo "linguaggio" come sistema per evidenziare incongruenze e difetti della parte avversa(ria). Fino ad una quindicina di anni fa, l'obiettivo preferito era Giulio Andreotti, deus ex machina della politica italiana dal secondo dopoguerra a oggi (a 23 o 24 anni è Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel primo governo della neonata Repubblica Italiana). Così bersagliato da meritarsi nel 1988 un premio (appositamente indirizzato a lui) come "migliore ispiratore di satira" al Premio Satira Politica di Forte dei Marmi (LU).
Per ritrovare una situazione del genere dobbiamo aspettare l'arrivo in politica di Silvio Berlusconi, su cui si scatenano tutti, anche i dilettanti e chi non sapeva di avere una vena satirica, grazie alla sua intrinseca inconsistenza, che si è palesata da subito con una sequela di strafalcioni culturali (non c'è niente di peggio, o di meglio, di un ignorantone che cerca di fare il colto) e di gaffes che sono oramai passate alla storia.
Ho volutamente accostato un'icona della politica italiana ad una new entry perchè estremamente funzionali alla mia tesi: la satira fa bene a chi la subisce.
Nel primo caso, Andreotti, abbiamo forse la situazione di maggior accanimento mai vista per frequenza (per decenni, ogni giorno spuntava qualcosa) e intensità (dalle peggiori prese in giro per l'aspetto gnomesco alle battute che andavano oltre l'insulto, spesso triviale). Dopo anni e anni di martellamento, uno dei personaggi più potenti e discussi della nostra storia moderna/contemporanea è pure diventato simpatico.
Nel secondo caso, Berlusconi, personaggo autocostruitosi mediaticamente, con una dirigenza di supporto mutuata dalle sue aziende e che non si rendeva nemmeno conto di fare leva sui suoi tratti caratteristici più antipatici, le battute nascevano spontanee (bastavano le sue perle, al punto che sarebbe stato da premiare direttamente come miglior autore satirico su Berlusconi) e si sono moltiplicati i comici che giocavano su di lui e sul suo contorno (cfr. Beppe Braida con (h)a(t)tentato).
Diverso spessore, stessa campagna anti (o quasi, perchè quella contro Andreotti è stata più incisiva), e stesso risultato: di entrambi non riusciamo a liberarcene. Forse, sarebbe il caso di smettere. Forse.
Giulio Andreotti e Valentino Parlato, nel 1988 (allora Direttore de Il Manifesto) mentre chiacchierano insieme a Forte dei Marmi, dopo la premiazione dello stesso Andreotti come miglior ispiratore di satira. .... oooooops, la foto, tratta da Epoca (nr.1984 del 16 Ottobre 1988), è mia ;-)
| permalink |




( 3 / 74 )Indietro Altre notizie

Calendario



