Libertà di Stampa: Telecom, l'ingordigia berlusconiana e la miopia generale 
Un'infinità di Testate giornalistiche e di reti TV (fra in chiaro e criptate/pay per view), più una concessionaria pubblicitaria (quasi monopolistica) che, di fatto, gli conferisce un enorme potere di controllo su quasi tutte le altre, ma non sono abbastanza. Vuole anche la Telecom che, guarda caso, controlla anche La7, MTV (ex TMC prima e VideoMusic poi), oltre a QOOB e altro. Per chi non si fosse ancora preoccupato, forse, sarebbe il caso che inizi. Forse. La Libertà di Stampa è sempre più a rischio.

Non c'è molto bisogno di argomentare in quanto i fatti parlano da soli. La mia personalissima ed enorme preoccupazione è nella situazione del lettore/telespettatore e, per la precisione, nella sua accondiscendenza verso certi atteggiamenti commerciali.

Aldilà delle questioni elettorali, comunque fortemente rappresentative, resta il fatto che il degrado dell'Informazione in generale e della programmazione televisiva in particolare, siano dovuti a un fattore esogeno (creazione/sviluppo di mercato attraverso il martellamento pubblicitario e la proposta di modelli di comportamento fortemente consumistico) e auno endogeno: per certi versi, l'attuale programmazione è effettivamente quello che una larga fetta di gente vuole.

Dal gossip al dettaglio scabroso, il tutto però condito con populistico buonismo/pietismo (tutto molto patetico), passando attraverso il lato superficiale/peggiore di qualsiasi cosa venga proposta. Perchè i format, di per sé, vanno tutti bene e dipende tutto da come sono giocati. Un esempio fra tutti: quando iniziò Amici (allora era Saranno Famosi) era fortemente incentrato sulla parte artistica e didattica, cosa che ne fece una trasmissione degna di attenzione. E' andata poi scadendo, progressivamente, edizione dopo edizione, per arrivare all'ultima che era tutta giocata su polemiche personali e lacrime. Il tutto per ragioni di audience. Questo meccanismo/lettura può essere applicato a tutta la programmazione (informazione, o presunta tale, inclusa).

Ancora una volta, il nodo fondamentale, resta il pubblico, la gente.
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La Ricerca Scientifica a caccia dell'Eccellenza? 
Nell'ambito del 7 Programma Quadro dell'UE è spuntato un altro filone (ultra ramificato in 20x10 o 20 sub), "IDEAS Supporto alla ricerca di frontiera", che è stato presentato stamattina al CNR a Roma. A caldo, le impressioni sono contrastanti. Le butto giù come appunto di lavoro, riservandomi di raffinarle prossimamente.

IDEAS si presenterebbe sotto una forma interessante, sia per le modalità burocratiche (molto più leggere rispetto ai consueti progetti europei) sia per gli importi di finanziamento (1 Mld. all'anno per sette anni) con somme destinate ad ogni singolo progetto oscillanti fra i 100.000 e i 500.000 Euro/Anno.

Altro elemento interessante e veramente innovativo, è quello rappresentato dal fatto che i finanziamenti sono ad personam e non diretti ad una struttura istituzionale (comunque presente a garanzia), con piena libertà gestionale da parte del ricevente.

Poi, iniziano i problemi, solo parzialmente emersi dal dibattito finale (comunque interessante), che non sono cosa da poco.

Il bando di concorso è destinato a persone che abbiano conseguito un PhD. Oooooops, è un titolo che si consegue all'estero in quanto in Italia non sono ancora stati istituiti (qui abbiamo Dottorati e PostDottorati).

La libertà del partecipante/vincitore nella gestione dei fondi (e nella scelta del suo team) è solo teorica, almeno in Italia, perché il nostro mondo accademico è infarcito di Baroni e di regolamenti che difficilmente lasceranno libero un partecipante di scegliersi il team e le modalità di gestione del finanziamento.

Ma le cose peggiorano quando ci si ritrova a definire concretamente l'Eccellenza. E soprattutto quando ci si ritrova a decidere chi deve decidere se un progetto è di eccellenza o meno.

Volendo andare oltre, mi sembra che il mondo accademico continui nella sua tendenza alla "Torre d'Avorio", ovvero a restare chiuso in sé stesso. Un po' per il mio lavoro, che mi mette in contatto con molti settori e persone, e un po' per caso, mi sono spesso imbattuto in persone totalmente estranee al mondo accademico (spessissimo, nemmeno laureati) che portavano avanti sperimentazioni avanzatissime (l'esempio più palese è l'informatica, ma non solo) e, con un piccolo supporto, potrebbero raggiungere ottimi risultati e di notevole utilità sociale.

Un'altra considerazione, sugli interscambi fra mondo e accademia. Quando il mondo accademico chiama a supporto un esterno, quest'ultimo applica gli schemi accademici. Quando la dinamica è invertita, sono gli accademici che applicano schemi e procedure diverse dalle loro. E' proprio questo aspetto che cambia i risultati (né migliori né peggiori, solo diversi).

In ultima analisi, a livello di Enti Pubblici ed Università (almeno in Italia), si sta andando diffondendo la pessima abitudine di premiare/finanziare attività che sarebbero assolutamente normali e incluse nel "mansionario".
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