Definiamo i termini.
Un Centro di Aggregazione è un punto fisico (ambiente scolastico/universitario, un circolo, un pub, etc.) o logico (gruppo di persone con composizione dinamica, dunque escludendo compagnie "fisse" ed includendo le reti intrecciate di rapporti interpersonali diretti con interscambio) di incontro.
Le successive caratterizzazioni (piccolo/grande, naturale/artificiale, reale/virtuale) sono ancora meno rigide. Di sicuro, l'ambiente scolastico, nel suo insieme, rientra fra i "grandi" oltre che fra gli "artificiali" (precostituito, con un obbligo implicito alla socializzazione), mentre il "muretto" rientra fra i piccoli/naturali. Per quanto riguarda il reale/virtuale, è una caratterizzazione strettamente legata alle nuove tecnologie (internet obv.).
I Media racchiudono in sé due elementi/qualità che richiamano i concetti Spazio/Tempo in quanto contenitori/veicoli (massa vettorializzata). E' facile leggere gli stessi elementi portanti dei Centri di Aggregazione.
I Media (Giornali, Radio, TV, etc.) sono strutture complesse che vivono di loro dinamiche interne che generano Comunicazione, al pari dei Centri di Aggregazione che hanno dinamiche loro proprie (gerarchie fra aficionados e frequentatori occasionali, etc.) e che sono sono anch'essi capaci di generare flussi verso l'esterno (giusto per fare un esempio banale, una serata fra amici di cui si parla con altri non presenti alla serata stessa).
I Media interagiscono fra di loro. Una news generata da un Media si riflette anche sugli altri, al pari di una azione generalista, come una trasmissione di intrattenimento, che genera news, analisi e discussioni su altri Media. I centri di Aggregazione vivono di un'equivalente osmosi in quanto i partecipanti ad un singolo Centro hanno regolarmente contatti/presenza in altri Centri, in cui trasferiscono tematiche ed esperienze.
Per andare oltre, similitudini e dinamiche sopra accennate, sono parallele sovrapposte e non settorializzabili in quanto strettamente interconnesse fra loro. Siamo dunque di fronte ad unico grande Media, ovvero di un reale sistema mediatico in cui, alla fine dei conti, il ruolo centrale è della Gente (dunque i Centri di Aggregazione) e non dei Media comunemente detti, nonostante l'invasività della TV (per altro sopravalutata e gonfiata dai Media stessi), con buona pace di Marshall McLuhan.
Volendo ripensare i Media, forse, sarebbe il caso di ripartire dalla Gente e non dai singoli Media.
Non ho affrontato la categoria del reale/virtuale perché estremamente complessa e mi riservo di trattarla in un altro post. In questi appunti, mi limiterò a sottolineare che la vecchia dicotomia fra Media da una parte e Gente dall'altra nasce(va) dal vettore del flusso (fondamentalmente dai Media verso la Gente, con scarsi scambi) e dai numeri di contatto (per Media si intendono i cosiddetti mezzi di comunicazione di massa). In questo, la virtualizzazione internettiana ha avuto un ruolo fondamentale (e fenomenale) nel trasformare i rapporti interpersonali diretti (reale motore della rete) "da pochi a pochi" in "da molti a molti". Dunque, crolla anche l'ultima discriminante.
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( 3.1 / 117 )La tecnologia ha stravolto i Media esistenti, li ha rigenerati attraverso profonde trasformazioni nei processi di realizzazione e sarebbero tutti da considerare nuovi Media perché sono radicalmente cambiati i rapporti fra Media e pubblico e, soprattutto, fra persone attraverso i Media. Nuovi perché è cambiato l'accesso agli stessi dal momento che pubblicarsi un libro è diventato immediato e gratuito, fare fotografie è sempre più facile (pensiamo all'evoluzione dai banchi ottici ai telefonini, passando per biottiche, reflex, compatte e digitali), come fare filmati e montarli, ma anche e soprattutto trovare i propri canali di trasmissione (internet), dedicati prima di tutto al proprio ristretto ambito di contatti diretti, poi al più allargato degli sconosciuti.
Proprio nei contatti interpersonali diretti si assiste ad un'interessante (ma a parer mio preoccupante) evoluzione che sta portando ad aumentare il divario fra rapporti diretti e mediati. A fronte di una maggiore apertura tramite internet, si assiste ad una maggiore chiusura nei rapporti diretti, che si esplica attraverso la rinascita dei gruppi chiusi (quello che un tempo erano le cricche, poi le company, etc.), con una maggiore difficoltà a stringere nuovi rapporti diretti.
Questo potrebbe spiegare (almeno parzialmente) la ricerca di un nuovo approccio ai Media da parte della gente, e la conseguente risposta dei Media stessi che cercano di attivare nuovi canali di interazione, o canali che sembrino interattivi pur essendo assolutamente limitati e limitanti (in questo supportati dalla maggiore superficialità dei rapporti stessi).
In questo rapporto Gente/Media è piuttosto difficile capire la biunivocità di influenza fra i due elementi/soggetti, in quanto l'identificazione dell'input primario è un po' come cercare l'origine fra uovo/gallina. In questo, il ruolo dei Media mi pare preponderante e non casuale per la sua esplicità volontà di forzare le tendenze e i gusti mostrando certe loro impostazioni come di larga diffusione/apprezzamento.
Se una cosa viene mostrata come "di moda" ha una notevole possibilità di diventarlo davvero, e il gioco è fatto. Questo avviene anche in quei casi dove i Media cercano di mostrare come negativi e da non ripertere certi comportamenti: alla fine riescono solo ad amplificarne l'impatto e la diffusione (cfr.: l'ultima ondata di bravate filmate col telefonino e mandate su inetrnet). Dunque, ancora una volta, i Media (TV in primis) dimostrano il loro potere nobilitante di qualsiasi cosa che venga mandato (e dimostrano altrettanto bene la loro scarsa preparazione nel gestirne e caratterizzarne i flussi).
Purtroppo, a fronte di un notevole aumento delle produzioni spontanee, gioca in negativo la superficialità di approccio ai Media da parte della gente sia dal punto di vista della fruizione, ma anche e soprattutto sul piano della produzione, effettuata in totale assenza di senso (auto)critico e di conoscenza del media che usano.
Siamo dunque passati dal digital divide (quando la gente ne vede l'utilità e/o la necessità impara rapidamente a far uso delle tecnologie disponibili) al logical divide, ovvero alla problematica di approfondire l'uso logico delle tecnologie (partendo dal cosa dire al a chi dirlo e passando attraverso la post-analisi sul cosa ho detto veramente?). E da qui iniziano i nuovi e veri problemi.
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Nota 1 Sempre a proposito dell'interazione fra Media e Pubblico, mi cito addosso, ricordando il link al mio post del 3 Ottobre scorso Libertà di Stampa: dalla decadenza dell'Informazione alla decadenza del Lettore e credo che proprio quest'ultimo elemento sia centrale in tutta la questione: l'attuale situazione (a parer mio devastata) è fondamentalmente frutto del sempre più assente senso critico e logico del Pubblico, non solo come fruitore, ma anche come "produttore". Quello che io ho denominato logical divide.
Nota 2 (aggiunta il 6 Aprile) Se un Media è un veicolo per flussi di Comunicazione, allora anche i Centri di Aggregazione sono Media che iniziano ad essere visti come tali solo ora (non credo di essere il primo), per cui il concetto di Centro di Aggregazione diventa un "nuovo Media". Provo ad affrontare meglio il concetto in un nuovo post (Nuovi Media #02: Centri di aggregazione).
Nota 3 Quanto sopra è stato comunque accennato nel mio intervento al Convegno InnOvation: TV & Web dei Saperi per lo sviluppo della Società della Conoscenza (Firenze, 20 Marzo 2007).
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( 3.3 / 110 )Nel 1975 (per la precisione a Dicembre 1974), viene scoperto un vuoto normativo che, di fatto, permette a chiunque di appropriarsi dell'etere radiofonico, e inizia la stagione delle Radio Libere che spuntano come funghi in città e paesi (anche molto piccoli). E' un periodo denso di tensioni politiche e sociali, e questo strumento viene usato nei modi più disparati (dall'intrattenimento puro al politico spinto, con tutte le sfumature intermedie), ma è sempre un uso politico in quanto le dirette telefoniche permettono alla gente di fare propria la Radio, di fare la propria Radio, determinandone anche solo il palinsesto musicale con le dediche.
Nel 1977 (era il 12 Marzo di 30 anni fa), Radio Alice, storica emittente del Movimento a Bologna, viene letteralmente assalita da un reparto dell'allora Celere, con la distruzione degli impianti e l'arresto di 5 compagni, poi pestati in Questura, e scagionati in giudizio 7 anni dopo.
Il giorno dopo, Radio Alice riapre i battenti ospitata da Radio Ricerca Aperta (rinominata Radio Collettivo 12 Marzo), ma questa esperienza dura poche ore, anche questa volta con irruzione violenta della Polizia (ma i presenti riescono a sfuggire all'arresto scappando dai tetti).
Nel 2001, a Genova, durante il G8, era stato creato un MediaCenter (internet point messo su da Indymedia e studio radiofonico messo su da RadioGap) nella Scuola Diaz, che viene invaso e distrutto la notte fra il 21 e il 22 Luglio 2001.
Il raffronto è d'obbligo, in quanto rappresentano la prima e l'ultima aggressione (in ordine cronologico) alla libertà di espressione sancita dalla Costituzione, oltre che per un parallelismo puramente radiofonico, in quanto gli ultimi minuti di trasmissione, nei due casi, sono praticamente identici. Per questo motivo, tralascio ogni ulteriore commento e vi lascio all'ascolto delle trasmissioni:
Radio Alice, 12 Marzo 1977 (3 Min. 850 Kb)
RadioGap, 21 Luglio 2001 (3 min. 1,5 Mb)
Per chi non volesse scaricarsi i suddetti file, su radiomarconi.com ci sono le trascrizioni, in parallelo dei due eventi.
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( 2.9 / 96 )Fra il 29 e il 30 Novembre, Indymedia-Italia chiuderà i battenti per un periodo di silenzio e di riflessione. Ho seguito Indymedia quasi dagli inizi, anche se a periodi alterni, per cui servirà anche a me un po' di tempo per metabolizzarne la parabola e poter fare analisi sufficientemente distaccate, ma resta il fatto che indymedia-italia è (stata?) un importante punto di riferimento per la battaglia sulla Libertà di Stampa, e un'ancor più importante base progettuale.
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( 3 / 81 )Ebbene sì, sta per uscire un nuovo quotidiano in Sardegna, un progetto che sta finendo di prendere forma in questi frenetici giorni e che apparirà onLine già a fine Ottobre (una settimana scarsa), mentre il cartaceo inizierà ad essere distribuito qualche settimana dopo (fra metà e fine Novembre). A prestissimo con gli aggiornamenti sul progetto ;-)
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( 2.8 / 91 )Negli ultimi 20 anni, la qualità dell'informazione è crollata, franata, quasi azzerata, con la pressochè estinzione della notizia sostituita fin dalle prime battute dall'opinione del redattore. Mancano tutti i fondamentali dell'informazione, come l'identificazione degli elementi che costituiscono la notizia e il loro inquadramento generale.
Causa o effetto che sia (oppure dinamica autonoma), è altresì decaduta la qualità del lettore, con la scomparsa pressoché totale, di una reale ricerca di verità, sostituita dalla voglia di sentirsi dire/confermare ciò che lo stesso lettore pensa.
In questo quadro, piuttosto fosco e triste, diventa più complicato il parlare di Libertà di Stampa.
Forse, sarebbe più corretto chiedersi "Libertà di Stampa per quale Stampa?". Il concetto di Libertà di Stampa perde di significato quando viene riferito a pubblicazioni e TG che hanno perso la connotazione di Organi di Informazione per trasformarsi in contenitori pubblicitari. Un tempo, il Quotidiano si autofinanziava con la vendita delle copie, ora la sua fonte primaria è la pubblicità e diventa piuttosto difficile pubblicare un dossier contro una multinazionale che compra un gran numero di spazi pubblicitari (Telecom Italia/TIM tanto per fare un esempio attuale).
Il sistema di gestione dei flussi pubblicitari, tramite due o tre grandi concessionarie, rende possibile anche un controllo indiretto sui media non utilizzati perchè la pressione può essere fatta alla fonte. E la questione pubblicitaria ha inquinato concetti come tiratura/diffusione/indice di lettura, dal momenti che perdono la loro valenza assoluta, assumendo il ruolo di parametro per definire i costi/prezzi delle inserzioni pubblicitarie.
A questo si aggiunge anche il fatto che la proprietà di uno pseudo Organo di Informazione equivale all'acquisto di uno spazio pubblicitario privato illimitato. E' il caso delle emittenti televisive, che occupano circa il 50% degli spazi per pubblicità interna.
L'opinione politica (voti) è una merce come il sapone o un divano gonfiabile e come tale viene trattata ;-)
Il martellamento pubblicitario e opinionistico ha abbassato drammaticamente il livello di senso critico del lettore/spettatore che ha sempre più voglia di essere rassicurato, anche a costo di tapparsi occhi e orecchie (ma non la bocca) per cui parte dalle proprie idee preconcettuali, spesso prive di fondamento, e ne cerca la conferma da qualche parte.
... to be continued ;-)
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