Il metodo scelto per sbloccare l'empasse parlamentare (il referendum) rappresenta una (l'ennesima) contraddizione in termini, in quanto il Parlamento abdica alla sua funzione legislativa che è la sua ragion d'essere. Se le leggi se le devono fare i cittadini, tanto vale cancellare il Parlamento e organizzarci da soli (personalmente direi che, visti i risultati, potrebbe essere una buona soluzione ;-).
C'è anche da dire che, il referendum è solo abrogativo, per cui crea un vuoto legislativo che solo l'attività parlamentare può riempire. Anche in caso di proposta di legge popolare, i passaggi parlamentari non sono evitabili. Dunque, questo nuovo referendum ha una sua utilità solo a fini propagandistici (demagogia pura?).
Sui contenuti, non so proprio da dove partire perché le argomentazioni sono infinite. Prima di tutto un po' di storia. L'attuale legge elettorale (nazionale) è stata partorita dai maldestri del Polo delle Libertà nella precedente legislatura, fortemente avversata dall'opposizione. Peccato che, oltre alla mancanza di onestà (intellettuale e non solo, dell'area berlusconiana), manchino anche di fantasia e originalità in quanto la legge elettorale era stata plagiata, passo per passo, dalla legge elettorale adottata in una regione rossa come la Toscana.
Dunque, un sistema elettorale di questo tipo, che non prevede preferenze e che quindi implica che siano i Partiti a decidere i candidati e la sequenza di eletti, vede gli stessi Partiti (tutti, da Destra a Sinistra) in pieno accordo. Perché tante polemiche?
Un sistema/legge elettorale è costituito da un complesso sistema di calcolo dei voti, basato sulla definizione del quorum unitario (quanti voti da raggiungere in ogni circoscrizione per ogni singolo seggio) e dei resti (ricalcolo dei voti che non hanno raggiunto il quorum per la copertura dei seggi vacanti). Inoltre, può giocare un ruolo importante la determinazione delle circoscrizioni elettorali, ovvero l'area geografica che costituisce la circoscrizione stessa, i cui confini cambiano ad ogni tornata elettorale. Sono questi meccanismi il vero oggetto delle riforme che si sono susseguite nelle frequentissime variazioni sul sistema/legge elettorale.
Il metodo per la determinazione di questi parametri (definizione del quorum e gestione dei resti, e il ridisegno delle circoscrizioni) è piuttosto empirico e basato su simulazioni. In pratica, si prendono i risultati dei singoli seggi elettorali (il cui insieme costituisce la circoscrizione elettorale) della precedente tornata, si ridisegnano le circoscrizioni e si cambiano i calcoli quorum/resti in modo da ottenere più seggi a parità di voti. Successivamente, si verifica il tutto attraverso le eventuali variazioni prevedibili da appositi sondaggi. Se il conto finale è/resta vantaggioso si va in quella direzione, altrimenti si ricomincia da capo.
Ho provato a semplificare una situazione piuttosto complessa, sicuro di non aver detto assolutamente nulla di nuovo, che viene comunque affrontata dalla Stampa in modo assolutamente superficiale e sugli aspetti più demagogici, e dunque aiuta i Partiti a fare i loro sporchi giochi, abdicando per l'ennesima volta alla propria funzione (primaria) di controllo democratico sull'operato dei politici. Nulla di nuovo perché i giornalisti che seguono la politica, questi meccanismi li conoscono bene (o almeno li dovrebbero conoscere). Delle due l'una, o sono incapaci di svolgere il loro lavoro, o sono un po' (tanto) in malafede. In entrambi i casi, gli insulti sono d'obbligo.
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( 3 / 94 )Nei Media e nel linguaggio politico, è andata diffondendosi la (pessima) abitudine di usare il termine "Consumatori" quando ci si riferisce ad aspetti commerciali della nostra vita di tutti i giorni. A questo proposito, nel corso degli anni, si sente anche parlare sempre più spesso di Associazioni di "Conumatori" e delle loro azioni/attività (su cui ci sarebbero da fare una serie di discorsi pesantucci, ma li faremo in altri post). L'uso inflazionato di questo termine (ma anche su "utente" ci sarebbe molto da dire, etc.) sembra un vero e proprio lapsus linguae della Società in cui viviamo.
Qualche divagazione è d'obbligo.
La struttura economica in cui siamo immersi (chiamiamola capitalista, liberista, consumistica o altro) si basa sul concetto di crescita. Semplificando alla Piero Angela (ovvero dicendo anche diverse cavolate pur di semplificare), le cosiddette "crisi" iniziano quando non si cresce abbastanza, e diventano "crisi nere" quando si cresce poco, per arrivare al crack totale quando si decresce, il tutto economicamente parlando. Dunque, l'Italia si ritrova ad essere nella fase di crisi perché il proprio PIL (Prodotto Interno Lordo di uno Stato) non cresce abbastanza. Di contro, gli Italiani, che vedono la loro capacità d'acquisto drasticamente ridotta (non solo non arrivano al "28", ma nemmeno al "20" del mese) sono in stato di crack. Non hanno soldi per campare ma devono spendere (consumare) per tenere in piedi una fantomatica Italia Economica.
Negli ultimi 15-20 anni, si è fatto di tutto per spingere la gente a bruciare i propri risparmi in Borsa, facendo crollare i rendimenti di BOT e CCT (titoli notoriamente di Stato e relativamente garantiti) per fargli acquistare varie opzioni borsistiche (Fondi Azionari, Azioni, Obbligazioni, Bond, etc. etc.). Ovviamente, ci hanno guadagnato in pochi (i soliti) e perso in moltissimi (i soliti), ma già si sapeva. Anzi, gli addetti ai lavori lo sapevano e, non a caso si riferivano (e continuano a farlo) ai piccoli investitori usando il termine Parco Buoi (alias, Carne da Macello).
Di qui la sinergia Economia/Politica ad imprimere questa spinta, al di fuori delle regole (molte scritte e in forma di Leggi, Regolamenti e autoRegolamenti) e del comune quanto ignorato buonsenso.
Il gioco viene svelato dagli stessi attori nelle loro diverse manifestazioni (dalle interviste agli spot pubblicitari, passando per la stesura di nuove leggi e tutto il resto) proprio nel reiterare il termine "Consumatori" quando si riferiscono alle "Persone", ovvero "siamo in quanto consumiamo". Questo anche se siamo stati scolasticamente educati col cartesiano "cogito, ergo sum" (penso, dunque sono).
E' un meccanismo noto in Comunicazione, e già più volte usato. Tanto per fare un esempio, quando si parlava di presidenzialismo per le Regioni, la Stampa tutta ha iniziato a riferirsi ai vari Presidenti di Regione usando il termine "Governatore", dunque abituando la gente progressivamente, per assorbimento stratificato (alla fine non ci fai più caso ed accetti il concetto oltre che il termine).
Dunque, cari "Consumatori" che mi leggete, ricordatevi (ed accettate) che avete una vostra ragion d'essere se e quando "consumate", per cui potreste anche considerarvi "utili" (possibilmente idioti). E scusate la crudezza delle espressioni, ma questo siamo.
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( 3.1 / 106 )Nel mio precedente post sull'argomento ho espresso la tesi secondo cui la satira fa bene a chi la subisce. Ma quali sono i meccanismi che portano a questo risultato?
Ogni generazione ha avuto i suoi idoli giovanilTelevisivi. Nel caso della mia generazione (sono del 60), provate a chiedere se si preferiva Titti o Gatto Silvestro (il gatto), BeeBeep o WilCoyote (il coyote), nelle generazioni più recenti, chiedete chi preferiscono (o chi si ricordano) del gruppo di SouthPark (Kenny, quello che muore in ogni episodio?). Il perdente ha un suo fascino particolare, in gran parte dovuto alla sua ostinazione e capacità di sopportazione.
E' anche vero che la generazione nata avendo come baby sitter i cartoni animati giapponesi (da Mazinga Z di 30 anni fa a oggi) fino ai Simpson di americano stampo, è cresciuta con la versione più melensa dei supereroi in stampo Marvel, il buono che lotta contro i sopraffattori e salva regolarmente il mondo, o di Lupin III (il nostro Diabolik), ma è altresì vero che Silvio Berlusconi, proprio per loro, incarna il nemico in quanto è lui l'antipatico e il sopraffatore. O almeno dovrebbe palesemente incarnarlo (è quello che non rispetta le regole come la Banda Marumo in Mirmo & Camilla, o non ricordo come si chiama la banda cattiva nei PokeMon).
Però, ce lo teniamo fra le scatole (e se lo tengono fra le stesse scatole i suoi alleati, già da 15 anni, in cui è stato bersagliato da tutte le parti, fino al devastante Cornacchione che ci ha fatto quasi impietosire per il povero Berlusconi. Alla lunga, questo martellamento, ce lo renderà definitivamente simpatico, non a caso la satira su di lui viaggia spesso e volentieri proprio sulle sue reti (edulcorata, ovviamente e a maggior ragione).
Nel post precedente, mi sono dimenticato di citare un altro esempio ancora più eclatante. Provate a pensare ad Ignazio La Russa prima e dopo la sistematica imitazione di Fiorello. Forse, è il caso di smettere. Forse. Davvero.
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( 3.1 / 77 )
"Satura tota nostra est" (Ovidio) e la Comunicazione Politica ha utilizzato sempre di più questo "linguaggio" come sistema per evidenziare incongruenze e difetti della parte avversa(ria). Fino ad una quindicina di anni fa, l'obiettivo preferito era Giulio Andreotti, deus ex machina della politica italiana dal secondo dopoguerra a oggi (a 23 o 24 anni è Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel primo governo della neonata Repubblica Italiana). Così bersagliato da meritarsi nel 1988 un premio (appositamente indirizzato a lui) come "migliore ispiratore di satira" al Premio Satira Politica di Forte dei Marmi (LU).
Per ritrovare una situazione del genere dobbiamo aspettare l'arrivo in politica di Silvio Berlusconi, su cui si scatenano tutti, anche i dilettanti e chi non sapeva di avere una vena satirica, grazie alla sua intrinseca inconsistenza, che si è palesata da subito con una sequela di strafalcioni culturali (non c'è niente di peggio, o di meglio, di un ignorantone che cerca di fare il colto) e di gaffes che sono oramai passate alla storia.
Ho volutamente accostato un'icona della politica italiana ad una new entry perchè estremamente funzionali alla mia tesi: la satira fa bene a chi la subisce.
Nel primo caso, Andreotti, abbiamo forse la situazione di maggior accanimento mai vista per frequenza (per decenni, ogni giorno spuntava qualcosa) e intensità (dalle peggiori prese in giro per l'aspetto gnomesco alle battute che andavano oltre l'insulto, spesso triviale). Dopo anni e anni di martellamento, uno dei personaggi più potenti e discussi della nostra storia moderna/contemporanea è pure diventato simpatico.
Nel secondo caso, Berlusconi, personaggo autocostruitosi mediaticamente, con una dirigenza di supporto mutuata dalle sue aziende e che non si rendeva nemmeno conto di fare leva sui suoi tratti caratteristici più antipatici, le battute nascevano spontanee (bastavano le sue perle, al punto che sarebbe stato da premiare direttamente come miglior autore satirico su Berlusconi) e si sono moltiplicati i comici che giocavano su di lui e sul suo contorno (cfr. Beppe Braida con (h)a(t)tentato).
Diverso spessore, stessa campagna anti (o quasi, perchè quella contro Andreotti è stata più incisiva), e stesso risultato: di entrambi non riusciamo a liberarcene. Forse, sarebbe il caso di smettere. Forse.
Giulio Andreotti e Valentino Parlato, nel 1988 (allora Direttore de Il Manifesto) mentre chiacchierano insieme a Forte dei Marmi, dopo la premiazione dello stesso Andreotti come miglior ispiratore di satira. .... oooooops, la foto, tratta da Epoca (nr.1984 del 16 Ottobre 1988), è mia ;-)
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( 3 / 74 )Con le tornate elettorali, rieccoci alla danza dei numeri. Ma i numeri bisogna leggerli correttamente, e si deve sempre avere ben presenti i numeri relativi/percentuali e quelli assoluti.
Intanto, inizierei col dire che le percentuali dei voti andrebbero date partendo dagli aventi diritto al voto e non sugli effettivi votanti, in quanto il dato di fatto realistico (oltre che reale) è proprio il numero di voti ricevuti in rapporti alla totalità. Fare come viene regolarmente fatto, di rapportare i voti ricevuti ai votanti effettivi, è un po' una proiezione senza verifica (i dati definitivi). Questo concetto, per me fondamentale, è comunque controverso e, dal momento che la realtà risultante da questo approccio apparirebbe sminuita (un 50% sul 70% di votanti diventerebbe un 35% effettivo).
La percezione dei volumi cambia anche solo rimbalzando dai dati espressi in percentuale ed in valore assoluto, ma questo è valido in entrambi i sensi, determinato dal contesto. Un esempio classico di questa diversa percezione è rappresentato da uno storico scambio di battute fra il premier cinese Deng Xiao Ping e Bettino Craxi (Anni '80), in cui entrambi si lamentavano del loro basso indice di approvazione e Craxi si meravigliò perchè Deng Xiao Ping aveva "solo" il 90% ... la risposta fu che il 10%, in Cina, significava 90 milioni di incazzati (una volta e mezzo l'Italia).
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( 3 / 66 )La qualità delle Campagne Elettorali è sempre stata piuttosto terra terra, e infarcita di populismo in varie forme ma, difficilmente si è arrivati al turpiloquio mediatico (gli insulti di persona sono sempre esistiti). In questi ultimi giorni di Campagna 2006 si sta assistendo ad un crescendo piuttosto preoccupante. L'ultimo caso del pozzo di gaffes che è Silvio Berlusconi, è piuttosto difficile da leggere.
SB è un fanatico dei sondaggi e avrebbe dovuto sapere che esistono ampie zone di indecisione generale (gente che non sa chi votare) e interne (gente che voterebbe sicuramente da una parte ma non sa per quale partito e/o se votare o meno perché non si sente abbastanza rappresentato).
In un contesto di questo genere, un eccesso di aggressività sicuramente smuove la parte avversaria togliendo indecisione, e spiazza una fetta della propria parte. Dunque è sicuramente dannosa.
L'unica lettura possibile è che il Presidente uscente stia dando fondo al suo delirio di onnipotenza, per altro comprovato da una lunga serie di episodi (l'unto del Signore, il sistematico "ghe pensi mi'", etc.). Sembra di vedere Rutelli quando consegnò la legislatura in mano a SB che, probabilmente, in perfetto fair play calcistico, ora gli rende il favore.
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