Sull'eGovernment, ci sarebbe da dire che che navighiamo ancora in una vera e propria tempesta di luoghi comuni, e che si fa troppa confusione con la TeleAmministrazione (semplice branca dell'eGov che si occupa del trasferimento sui canali telematici di parte della modulistica fra Cittadinanza e Amministrazione). L'eGov è l'insieme delle funzioni amministrative (e politiche) con l'utilizzo massiccio dell'informatica, ivi incluso il supporto decisionale. Dovrebbe anche essere uno strumento (nel suo essere un insieme di strumenti correlati) fortemente finalizzato a rendere assolutamente trasparenti tutti i processi interni all'Amministrazione stessa.
Sappiamo benissimo che le cose non stanno proprio in questi termini, in quanto è stato puntato molto (quasi tutto) sulla TeleAmministrazione e che, per quanto riguarda la trasparenza, dai siti istituzionali (e dalle pubblicazioni) affiora solo quello che i vertici politici vogliono che affiori (strumento autoreferenziale e di propaganda). Concetti come [trasparenza (amministrativa) e maggior contatto fra Enti e Cittadinanza sono quasi degli slogan svuotati nelle stesse prassi effettivamente applicate.
Ora, stanno per spuntare Canali TV di proprietà e a diretta gestione delle stesse Amministrazioni (T-Gov), a vari livelli (Comune, Provincia, Regione), proprio supportate dagli slogan di cui sopra, e che dovrebbero costituire contenitori per informazioni turistiche, di accesso ai servizi pubblici, di informazione istituzionale, etc. Per avere una vaga idea, basta dare una scorsa all'opuscolo sintetico, PDF da 670Kb., già citato.
Il CNIPA (auto)considera questa prima mandata sperimentale come un grande ed innovativo passo avanti. La tecnologia della TV Digitale Terrestre (DTV) permette un livello di interazione ben superiore alla TV analogica (sempre che il decoder/sintonizzatore sia collegato alla linea telefonica) ma veramente molto inferiore rispetto a Internet ed è dunque un giocattolo estremamente costoso e già superato. Oltretutto, in entrambi i casi, l'interazione è preordinata su binari prefissati dall'alto (un po' come le domande dei sondaggi che prevedono solo risposte prefissate, e in cui non si ritrova quasi mai la risposta che si vorrebbe dare).
Di fatto, la DTV permette solo un notevole ampliamento delle frequenze disponibili, dunque apre spazi fisici, comunque non accessibili a tutti (anzi, ai pochissimi che già hanno frequenze/concessioni tradizionali e a cui ci si deve necessariamente appoggiare per la parte tecnica).
Con questi presupposti, stiamo per mettere in mano agli Amministratori Pubblici (mi riferisco ai politici, obv.) l'ennesimo strumento di propaganda, ovviamente a tutt'oggi più potente di Internet. L'innovazione potrebbe scaturire solo dal mettere (totalmente) in mano alla Cittadinanza questo nuovo strumento, che è l'obiettivo di WTC/InnOvation. Vedremo, in un futuro alquanto prossimo, se questo sarà possibile.
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( 3.1 / 113 )Leggo oggi (15 Aprile 2006), su il Giornale di Sardegna (Pag. 22) che la Regione Sardegna intende appaltare ad una non ben precisata multinazionale della Comunicazione la creazione della nuova "immagine" della Sardegna e la sua gestione, oltre che tutto l'impianto di Comunicazione della stessa.
Le riflessioni da fare sono tante ed in più direzioni, una più preoccupante dell'altra. Fra queste, il fatto che l'articolo, alla fine, sia focalizzato più sulla situazione/futuro dei 5 addetti dell'Ufficio Stampa della Regione che sull'operazione in generale e sui suoi risvolti, e sulla deriva pubblicitaristica, in senso commerciale, degli impianti di Comunicazione delle Istituzioni.
Le due cose sono oltretutto connesse fra loro, in quanto la prima indica chiaramente che la deriva pubblicitaristica non è vista come un problema ma, anzi, come un'evoluzione naturale. E questo è il problema centrale. Alla base della Comunicazione Commerciale c'è l'intento di vendere di più mentre, la Comunicazione Istituzionale dovrebbe tendere ad aumentare il rapporto fra Istituzioni e Cittadinanza oltre che, ovviamente, ad aumentare la fruibilità dei servizi.
Oltretutto c'è il nodo della veridicità delle informazioni contenute nel messaggio che è a livelli piuttosto bassi (nulli) sia nella Comunicazione Commerciale (che si basa sempre più su semplificazioni sloganistiche di stampo truffaldino) sia nella Comunicazione Istituzionale che, come già detto in un post precedente, è comunque, da tempo, fortemente inquinata da un impostazione di stampo propagandistico.
Gli strumenti della Comunicazione, per i due canali, sono oramai identici, e questo non è giusto o sbagliato, è solo un elemento di cui prendere atto. Quello che cambia, e che deve essere necessariamente diverso, è l'approccio agli strumenti e le finalità. Le grosse aziende di Consulenza e Gestione nascono in ambito commerciale e ne mantengono l'approccio.
Il problema è amplificato dall'arrivo in politica (dunque ai vertici istituzionali) di imprenditori (Berlusconi, Illy, Soru e molti altri) che nascono con lo stesso approccio, oltretutto e troppo spesso, di stampo speculativo.
Per l'articolo citato, può essere scaricato l'intero numero del Giornale di Sardegna (3Mb), oppure la trascrizione in copia/incolla del singolo articolo (4Kb)
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( 3 / 80 )Con il termine di Comunicazione Istituzionale si dovrebbe intendere il flusso di informazioni, biunivoco, fra Istituzioni e Cittadini avente come contenuto su base generale, le finalità e le funzioni delle Istituzioni stesse e le modalità di interazioni fra le stesse. Dunque, un flusso di comunicazione che dovrebbe avere come riferimento all'interno delle istituzioni le diverse aree funzionali (strutture stabili e non legate al turn over elettorale) e non gli organismi elettivi.
Dovrebbe, ma è l'inverso e i flussi sopra descritti si sono trasformati in strumenti di propaganda. Gli Uffici Stampa di Comuni, Regioni, Ministeri, etc., si sono snaturati radicalmente in mano ai politici di turno.
Sarebbe necessario che i funzionari riprendessero il controllo di tutti gli strumenti per recuperare le finalità originarie, anche per autogarantirsi in caso di manovre poco regolari (sul piano amministrativo puro e non).
Provo a spiegarmi meglio. Con i riassetti istituzionali degli ultimi 20 anni, sono stati inseriti alcuni obblighi (trasparenza e comunicazione degli atti) e sono state estese le responsabilità civili e penali, per gli atti pubblici, anche a determinati livelli dirigenziali. Ottemperare correttamente ai sopracitati obblighi di trasparenza (e comunicazione) offre un valido scudo contro le pressioni degli organi elettivi per far passare delibere tecnicamente discutibili.
Questo, soprattutto visto il decadimento del livello tecnico-giuridico degli eletti.
Pensateci
EF*
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