Appunti sparsi sulla Comunicazione, istituzionale e non solo - Propaganda e Legge Elettorale
Propaganda e Legge Elettorale 
La Comunicazione Politica non riesce a sganciarsi dal concetto di Propaganda e, questa tesi, si palesa in ogni azione comunicat(iv)a. E' il caso anche della battaglia sulla Legge Elettorale (la caccia ai voti è l'unica finalità di ogni azione, per questo resta pura e semplice Propaganda), che da ieri (24 Aprile) ha preso le forme della raccolta di firme per un referendum (azione elettorale per una Legge Elettorale, il tutto vagamente tautologico). Le considerazioni da fare sono infinite, sia nel merito dello strumento (il referendum), sia sul piano dei contenuti.

Il metodo scelto per sbloccare l'empasse parlamentare (il referendum) rappresenta una (l'ennesima) contraddizione in termini, in quanto il Parlamento abdica alla sua funzione legislativa che è la sua ragion d'essere. Se le leggi se le devono fare i cittadini, tanto vale cancellare il Parlamento e organizzarci da soli (personalmente direi che, visti i risultati, potrebbe essere una buona soluzione ;-).

C'è anche da dire che, il referendum è solo abrogativo, per cui crea un vuoto legislativo che solo l'attività parlamentare può riempire. Anche in caso di proposta di legge popolare, i passaggi parlamentari non sono evitabili. Dunque, questo nuovo referendum ha una sua utilità solo a fini propagandistici (demagogia pura?).

Sui contenuti, non so proprio da dove partire perché le argomentazioni sono infinite. Prima di tutto un po' di storia. L'attuale legge elettorale (nazionale) è stata partorita dai maldestri del Polo delle Libertà nella precedente legislatura, fortemente avversata dall'opposizione. Peccato che, oltre alla mancanza di onestà (intellettuale e non solo, dell'area berlusconiana), manchino anche di fantasia e originalità in quanto la legge elettorale era stata plagiata, passo per passo, dalla legge elettorale adottata in una regione rossa come la Toscana.

Dunque, un sistema elettorale di questo tipo, che non prevede preferenze e che quindi implica che siano i Partiti a decidere i candidati e la sequenza di eletti, vede gli stessi Partiti (tutti, da Destra a Sinistra) in pieno accordo. Perché tante polemiche?

Un sistema/legge elettorale è costituito da un complesso sistema di calcolo dei voti, basato sulla definizione del quorum unitario (quanti voti da raggiungere in ogni circoscrizione per ogni singolo seggio) e dei resti (ricalcolo dei voti che non hanno raggiunto il quorum per la copertura dei seggi vacanti). Inoltre, può giocare un ruolo importante la determinazione delle circoscrizioni elettorali, ovvero l'area geografica che costituisce la circoscrizione stessa, i cui confini cambiano ad ogni tornata elettorale. Sono questi meccanismi il vero oggetto delle riforme che si sono susseguite nelle frequentissime variazioni sul sistema/legge elettorale.

Il metodo per la determinazione di questi parametri (definizione del quorum e gestione dei resti, e il ridisegno delle circoscrizioni) è piuttosto empirico e basato su simulazioni. In pratica, si prendono i risultati dei singoli seggi elettorali (il cui insieme costituisce la circoscrizione elettorale) della precedente tornata, si ridisegnano le circoscrizioni e si cambiano i calcoli quorum/resti in modo da ottenere più seggi a parità di voti. Successivamente, si verifica il tutto attraverso le eventuali variazioni prevedibili da appositi sondaggi. Se il conto finale è/resta vantaggioso si va in quella direzione, altrimenti si ricomincia da capo.

Ho provato a semplificare una situazione piuttosto complessa, sicuro di non aver detto assolutamente nulla di nuovo, che viene comunque affrontata dalla Stampa in modo assolutamente superficiale e sugli aspetti più demagogici, e dunque aiuta i Partiti a fare i loro sporchi giochi, abdicando per l'ennesima volta alla propria funzione (primaria) di controllo democratico sull'operato dei politici. Nulla di nuovo perché i giornalisti che seguono la politica, questi meccanismi li conoscono bene (o almeno li dovrebbero conoscere). Delle due l'una, o sono incapaci di svolgere il loro lavoro, o sono un po' (tanto) in malafede. In entrambi i casi, gli insulti sono d'obbligo.

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