Archiviato il D-10, pensiamo al G8 
L'Informazione è sempre più "in diretta", immediata, ma preferisco evitare di affrontare alcuni temi "a caldo" perché credo che serva un minimo di riflessione e di sedimentazione quando le questioni sono delicate. Uno di questi argomenti è la "politica extraparlamentare" nelle sue varie espressioni, da quelle più moderate (stile girotondi) a quelle più estremistiche (il para rivoluzionarismo dei Centri Sociali e della galassia Anarchica).

Da Seattle in poi, i vertici internazionali sono affiancati da manifestazioni di protesta più o meno di massa di cui si parla poco (e male), spesso riducendo il tutto a questioni di ordine pubblico (che ci siano stati o si siano rischiati scontri con le forze dell'ordine) e sottacendo quello che sono le argomentazioni contro. La colpa non è solo della Stampa (comunque superficiale e assoggettata ai voleri e alle linee editoriali degli Editori), ma anche dei "movimenti" che non hanno, da tempo, alcuna capacità di comunicare al di fuori di sé stessi.

Il problema è a monte, ovvero nell'incapacità dei "movimenti" stessi di incidere sulle scelte dei Governi (locali e nazionali), se non quando si tratta di reali sollevazioni popolari (Scanzano Ionico, per il deposito di scorie nucleari, docet).

Le cosiddette "manifestazioni" altro non sono che il momento in cui si rende "manifesto" un lavoro politico di ricerca del consenso su idee, concetti e posizioni. E questo sono, effettivamente, oltre al rendere visibile la diffusione delle stesse idee.

Il corteo di Cagliari contro il D-10, composto da circa 1.500/2.000 persone (sostanzialmente attivisti, ovvero chi certe idee cerca di diffonderle) ha sfilato in una città indifferente (nemmeno infastidita) e ha reso manifesta proprio la propria incapacità di comunicare idee sostanzialmente condivisibili (smilitarizzazione dei territori e dei processi di pace, etc.), e costruire un consenso "attivo" su queste stesse idee (come su tante altre).

Il problema ha due radici.

I movimenti politici, strutturati in partiti/gruppi o spontanei e dunque non strutturati, soffrono di autoreferenzialismo cronico che li porta ad agire per "farsi vedere" e per farsi vanto della propria attività, aldilà del raggiungimento di determinati obiettivi. Anzi, i primi a perdersi nei meandri di comunicati e manifestazioni sono gli obiettivi stessi.

Proprio le iniziative di protesta a Cagliari contro il D-10 ne sono state l'esempio più lampante. Tutto è stato organizzato per dare meno fastidio possibile ai 10 rappresentanti (militari) presenti in quanto il corteo è arrivato davanti al T-Hotel quando le delegazioni erano al Palazzo (Vice)Regio, e la cena "alternativa" è stata organizzata sotto le finestre dello stesso Palazzo (Vice)Regio quando le delegazioni erano proprio andate via da Cagliari!

Idiozia strategica o malafede degli organizzatori? Quale che sia la risposta, ci sarebbe molto da riflettere.

Il secondo problema, che inficia grandemente la capacità di diffondere idee e di incidere concretamente sulle scelte, è legato al linguaggio utilizzato (terminologia ma anche grafica).

Trattasi di un linguaggio aggressivo e non esplicativo, basato su parole d'ordine ed una terminologia mutuata dagli Anni '60 e '70, dunque sloganistico e oramai svuotato da contenuti logici, incapace di comunicare alcunché. In particolare, si ha la netta sensazione che si tratti di una scaramucci verbale con le istituzioni, che dimentica il vero referente di questa comunicazione: la gente.

Autoreferenzialismo e incapacità di comunicare erano veramente palesi nel corteo di Domenica 9 Dicembre perchè non si trattava di un "corteo unitario" ma di tanti piccoli cortei, uno in coda all'altro. Tutto molto triste, e inutile.
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D-10, acqua! G7, G8, affondato! 
Dai tempi di Seattle (1999), risuonano spesso sigle di questo tipo, che indicano grandi vertici internazionali, caratterizzati da finalità e modalità discusse (e discutibilissime). Ora tocca al D-10 a Cagliari, ovvero i Ministri della Difesa di Italia Francia, Spagna, Portogallo, Malta, Libia, Tunisia e Algeria, che si incontreranno il 7-8-9 (e 10) Dicembre, fra T-Hotel, Teatro Comunale e Palazzo (Vice)Regio.

Una settimana di Cagliari blindata e militarizzata per un vertice che si limiterà a ratificare quanto già deciso in altri ambiti, perché i governi dialogano e prendono accordi senza bisogno di queste inutili e costose passerelle mediatiche, perché di questo si tratta.

Inutile prendersi in giro, le decisioni sono già prese e questi vertici sono solo una vetrina mediatica che costa alle città che le ospitano solo fastidi e stress, senza alcuna reale ricaduta positiva. Anzi. In coccasione di questi eventi, solitamente, i normali frequentatori "esterni" (Cagliari ha un forte flusso commerciale, con gli alberghi piuttosto pieni dal Lunedì al Venerdì) evitano le trasferte in concomitanza con eventi che comportano ulteriori disagi.

Ma i media insistono a presentarli come grandi eventi, forieri di grandi novità ed evoluzioni, un'occasione di sviluppo, ma vogli vedere i consuntivi reali alla fine degli stessi (non mi sembra che Bologna dopo l'OCSE del 2000, Genova dopo il G8 2001 e Palermo dopo il G7 del 2004, gioissero,per i più disparati motivi), e soprattutto per La Maddalena che vedrà il G8 in piena stagione turistica (Luglio 2008), quando solitamente registra il tutto esaurito per conto suo.
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Statutaria in Sardegna e Referendum in generale 
Si è da poco conclusa la consultazione referendaria sulla nuova Legge Statutaria per la Regione Sardegna, con una campagna di informazione assolutamente carente e un'affluenza al di sotto del 20% (era richiesto il 33% per considerarla valida). Dopo i grandi referendum degli Anni '70 (Divorzio, Aborto e Nucleare), che videro una partecipazione eccezionale, le consultazioni referendarie hanno avuto un'impennata per quantità e frequenza (tutti gli Anni '80 sono stati segnati da ondate di referendum, a 10-15 quesiti alla volta), ma con un progressivo calo di partecipazione che li ha portati ad essere quasi tutti annullati per non raggiungimento del quorum.

Proviamo ad analizzare il risultato in Sardegna (Convalida o meno della nuova Legge Statutaria), tenendo conto che, a parer mio, elementi e valutazioni sono valide anche per tutte le altre consultazioni.

Il discorso sui referendum è piuttosto complesso ma sono identificabili degli elementi chiave, primo fra tutti l'argomento e l'impostazione del quesito.

I Referendum degli Anni '70, per quanto macchinosi nell'esposizione del quesito (*), riguardavano temi di interesse e, soprattutto, di discussione generale (primo e più pregnante di tutti, il Divorzio), oltretutto con consultazioni monotematiche (un quesito referendario a volta).

Le consultazioni successive si sono mostrate e dimostrate chiaramente come una scusa per acquisire visibilità da parte di movimenti d'idee e piccoli partiti (il Partito Radicale soprattutto **), con raffiche (se non ricordo male) di 10-15 quesiti, tutti molto tecnici (da laureati in Legge per intendersi) e difficilmente comunicabili, pur avendone l'intenzione.

E su questa chiusura di paragrafo si trova uno dei nodi legati alle questioni referendarie: la Comunicazione all'Elettorato.

Come è stato chiaro da subito, entrambi gli schieramenti hanno utilizzato gran parte della loro visibilità per palesare il problema della scarsa informazione. Questo significa che a entrambi gli schieramenti andava benissimo l'avere una scusa (alibi) per non dover comunicare alcunché. E tutto è andato avanti a suon di slogan e affermazioni sulla valenza della nuova legge statutaria (è buona, è cattiva) non supportate da alcuna argomentazione, tantomeno il richiamo alla fonte (ovvero il testo di legge).

Ma comprendere un testo di legge non è mai semplice per un non addetto ai lavori, ed è ancor più difficile riuscire ad individuare passaggi che creino canali per l'aggiramento dei princìpi generali (del testo in sé ma anche e soprattutto dei fondamentali legislativi) e/o con porte aperte al consolidamento di privilegi, prevaricazioni e speculazioni di vario genere.

Esistono, dunque, una serie di problemi a monte, primo fra tutti l'impossibilità di mettere le persone in grado di scegliere con cognizione di causa (laureiamoci tutti in legge?), il tutto in un quadro generale che non lascia ben sperare sull'onestà intellettuale dell'attuale classe classe politica (ma le precedenti generazioni non erano migliori) e del sistema generale di Informazione, attualmente arrivato ai suoi livelli storici più bassi.

--------------------- Note

* L'istituto del Referendum è a carattere abrogativo, finalizzato a creare un vuoto legislativo, per cui chi è a "favore" deve votare NO, e chi è contrario deve votare SI, cosa che di per sé complica un po' le cose.

** Il Partito Radicale si è sempre fregiato di essere stato il promotore e l'artefice dei referendum storici degli Anni '70 (Divorzio, Aborto e Nucleare) ma, di fatto, si sono limitati a cavalcare una tigre costituita da altri (comitati ben più spontanei)
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Perché le cose non funzionano! (???) 

Ridere o piangere, a voi la scelta, anche se, in questo caso, la cosa è relativamente grave. Le città si evolvono, cambiano ... e le perle restano, come in questo caso, fortemente emblematico e foriero di salutare ilarità.

Un tempo, Cagliari era interamente servita da filobus e, tutt'ora, ci sono diverse linee attive. La rete elettrificata è comunque rimasta anche in zone attualmente servite da autobus a gasolio, come a S.Elia.

Proprio in questa splendida zona (S. Elia vecchio), ci sono stati relativamente recenti lavori di ristrutturazione che ne hanno cambiato un po' la fisionomia e le funzionalità, fra cui la questione filobus. Quando ancora ci arrivavano, facevano inversione di marcia nello slargo all'angolo del Lazzaretto, poi hanno rifatto la strada e sostituito il filobus (il 6 è a gasolio) ma hanno lasciato intatta la rete elettrificata (ma proprio intatta ;-).

Purtroppo, il nuovo disegno della strada non concordava col vecchio e non si sono preoccupati poi molto di spostare o togliere i cavi elettrificati. A questo punto si aprono scenari fantozziani (nel senso di catastrofismo umoristico). Quale di queste opzioni preferite?

- il capo cantiere se ne è fregato ampiamente e ha detto, molto seriamente e preso nel suo ruolo mi dicono di mettere il lampione qui, e qui lo metto!

- capo cantiere e squadra di operai si sono accorti di quello che stava succedendo e, magari, hanno anche provato a segnalarlo, ricevendo risposte farfuglianti e poco chiare. Ridendo fino alle lacrime, hanno eseguito i lavori come da disegno.

Per entrambe le opzioni, mi resta una sola considerazione da fare, ovvero, mi chiedo, ma come hanno fatto a infilare il lampione in mezzo ai due cavi? Qualsiasi fosse la scelta tecnica, si trattava in ogni caso di una procedura estremamente macchinosa, e pure un po' rischiosa. Vabbe' ... abbiamo le prove che, comunque sia andata, una o più persone non stessero minimamente pensando a quello che stavano facendo ;-)
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Quando la Politica (e i Politici) non vedono le proprie assurdità, logiche e linguistiche 
I media ci rimbombano i pochi neuroni ancora attivi con polemiche gonfiate e sterili, nel peggiore dei casi finalizzate a velare i reali oggetti del contendere, nel migliore perché anche ai giornalisti sono rimasti pochi neuroni funzionanti, e pure rintronati, per cui si tende a perdere di vista una serie di messaggi che gli stessi Politici ci mandano. Eppure basta astrarsi, anche solo per un attimo, dai vortici di parole vuote che ci avvolgono, per arrivare ad illuminazioni fulminanti. Succede anche a me che, da addetto ai lavori in Comunicazione (vivo di/su codici linguistici, cromatici, sintassi dei Media, etc., etc.), resto preso in questo vortice fittizio. Basta poco però a recuperare un po' di lucidità (TV spenta e niente giornali per un paio di giorni), e vengono fuori incredibili amenità (serissime).

Serve anche un po' di memoria e di conoscenze allargate (anche superficiali ma un po' più ampie del solito), e ci si rende subito conto di quali e quante contraddizioni ci siano nel teatrino della politica. Una fra tutte, e all'ordine del giorno, la Legge Elettorale. In breve, all'ultima tornata, abbiamo votato con una legge varata dal Polo delle Libertà e ferocemente avversata dall'opposizione. Peccato che il Polo non avesse inventato nulla, e non poteva essere altrimenti visto che hanno sempre e solo scopiazzato qua e là, maldestramente (inclusi i toponimi lombardi, vero Dott. Pili?), e quella discutibilissima (pessima) legge fosse stata copiata pari pari da quella regionale della Toscana, ovviamente varata dal cosiddetto CentroSinistra.

Ma ci sono cose ben più amene e così palesi che passano inosservate. Forse non tutti sanno che il colore caratterizzante della Lega Nord di Bossi (il verde acceso) è perfettamente identico (ci sono più di un milione di verdi, ma qui si parla proprio dello stesso punto/nouance di verde) a quello che caratterizza la Jihad islamica, oltretutto presente in numerose bandiere di paesi islamici (confessionali e non solo). Oltretutto, anche l'approccio generale è lo stesso, oltranzista, estremistico, tendenzialmente violento, etc. etc. E non me ne sono accorto io (incancrenito di Comunicazione), ma mia madre, guardando un TG.

Cari Leghisti, quando vi legherete le cravatte in fronte?

Ci può essere di peggio? Certo che sì, la politica nostrana è sempre pronta a produrre il peggio del peggio. Dai primi Anni '90, i politici hanno cercato di introdurre il bipolarismo in un paese come l'Italia, storicamente frammentato in diversi partiti, riempiendoci la testa con questo termine e cercando di forzare la logica spingendoci a pensare (erroneamente obv.) che sarebbe stata la panacea dei mali della Politica.

La ho sempre trovata un'idiozia colossale, ma ora devo ricredermi. Avevano ragione loro, il bipolarismo è la chiave di volta della politica italiana, o meglio, è la corretta diagnosi dei suoi mali. Il modo politico è profondamente affetto da bipolarismo, con i suoi cambi di umore repentini e non prevedibili, i salti logici che con la Logica non hanno niente a che vedere, l'incapacità di analizzare le situazioni (per non parlare dei deliri di onnipotenza), etc. etc.

Io personalmente, non credo assolutamente nella fondatezza scientifica e nell'esistenza stessa della malattia mentale, che leggo solo come una diversa concezione del mondo, difficilmente compatibile con l'artificiosità dell'attuale Società, ma i politici ci credono (cavolo se ci credono!) ed emanano leggi a supporto, inclusa l'efferatezza del TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio) oltre all'istituzionalizzazione di psicofarmaci come il Ritalin (quello da dare ai bambini con l'argento vivo, storico vanto delle italiche mamme) e la spinta costante verso i farmaci per risolvere qualsiasi cosa.

Cari politici, visto che ci credete tanto, curatevi! (E se non lo fate voi, saremo costretti ad utilizzare il TSO per internarvi, e magari farvi un po' di sedute di elettroshock, tanto non vi sciupiamo mica).
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Continuità Territoriale: fra bufale e difetti logici 
Se ne parla da sempre, fra discorsi altisonanti e goffi tentativi con incerti risultati, e periodicamente si scatenano polemiche. Ora, il sasso nello stagno lo tira l'Unione Europea (UE) che boccia una serie di regole fra cui il blocco delle rotte e gli sconti per i Sardi residenti in continente (e relativa discendenza, anche di varie generazioni). E' un nodo cruciale che non trova soluzione perché, forse, non è stato mai inquadrato correttamente.

Intanto il soggetto del contendere: il concetto di Continuità Territoriale si fonda sul dettato costituzionale che sancisce, nelle sue diverse voci (Trasporti, Istruzione, Sanità, Giustizia, etc.), la parità di trattamento su tutto il territorio nazionale e, nel nostro specifico, prevede disparità per il riequilibrio di diverse condizioni geografiche (ma anche sociali, economiche e infrastrutturali). Il riferimento alle isole è ovvio.

La questione delle rotte (aeree ma anche navali) ha veramente poco a che vedere con la continuità in quanto retaggio di vecchi regolamenti generali (concessioni governative) e protettivi per la compagnia di bandiera (Alitalia), impianto amministrativo sgretolato in fase di armonizzazione con le nuove regole dell'UE che, di fatto, liberizzano molti settori da noi appannaggio monopolistico dello Stato. Non a caso, le nuove compagnie aeree (LowCost e non solo) sono riuscite a trovare inizialmente spazio solo negli aeroporti secondari (Alghero, Ciampino, Bergamo, Rimini, etc.).

Liquidata la questione della gestione delle rotte, veniamo al vero argomento. La Continuità Territoriale è, come concetto in sé, sempre e solo biunivoca, ovvero deve viaggiare nei due sensi. E questo vale sotto diversi punti di vista logici, legali, culturali, etc. etc.

Quale continuità può essere quella che facilita solo i flussi in un senso? Un po' come dire che da Firenze ho lo sconto per andare a Milano, ma i milanesi pagano tariffa piena per andare a Firenze. Proviamo ad applicare questo concetto dappertutto e vedremmo ... un bel casino ;-).

Ogni regola che faciliti solo una parte di persone rappresenta un privilegio, spesso/sempre a discapito di altri, per cui costituisce un meccanismo perverso, in quanto tale destinato a generare problemi, non a risolverli. Per fare un esempio, nello specifico sardo, offrire sconti a residenti e a persone di origini sarde residenti fuori dall'isola significa favorire l'emigrazione (vai fuori a cercarti lavoro che puoi rientrare per le feste).

Andando sul concreto, questa (il)logica penalizza il Turismo, visto dagli stessi estensori di simili orrori (questi sì che sono continui) come panacea per l'economia sarda. In questo modo, i turisti arrivano qui già taglieggiati dai trasporti (non certo in mano ai Sardi, come quasi tutto l'impianto turistico regionale) e spendono meno su altre voci in loco (quelle in mano ai Sardi). Complimenti, veramente geniale.

Prima che facessero questa farraginosa e discutibilissima legge, (era il 1999 o il 2000?) c'era già una compagnia aerea che applicava a chiunque tariffe Cagliari-Roma (e viceversa) di 50.000 Lit. tasse incluse a tutti, e senza necessità di convenzioni. Questa era continuità territoriale.

Potrebbe essere il caso di ricominciare a lavorare in questa direzione, per il bene di tutti.
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Ancora morti sul Lavoro, per un Popolo che non ha bisogno di Eroi. 
In un mio vecchio articolo del 13 Novembre 2006, Nassirya: Calci ai Caduti? (*), ho argomentato il fatto che non si trattasse di "eroi" ma di "morti sul lavoro". Quasi ogni giorno, le cronache si tingono del rosso (sangue) di gente che perde la vita sul posto di lavoro, per le più disparate ragioni, e fa notizia che il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, abbia rialzato la voce su questo argomento con richiami al rispetto delle norme di sicurezza e all'eroismo. Mi trovo a dover/voler correggere il tiro.

Nell'articolo citato, affermavo che se i morti di Nassirya erano eroi, allora dovevano essere considerati tali anche tutti i morti sul lavoro. Citando Brecht, non abbiamo bisogno di Eroi (o Martiri), che sono figure sistematicamente utilizzate per sublimare situazioni la cui corretta lettura ci porterebbe a tutt'altre considerazioni. L'eroismo e le medaglie sono un contentino personale (penso ai famigliari delle vittime) e sociale che serve ad ammantare di nobiltà un fatto inaccettabile.

Più sicurezza sul lavoro significa ristudiare tutte le procedure e le attrezzature (in diversi casi, il rispetto delle regole esistenti aumenta il rischio), significa turni fisicamente accettabili (sotto stress fisico la lucidità e i livelli di attenzione calano sensibilmente) e, soprattutto, un diverso approccio al lavoro stesso sul piano normativo/contrattuale (la precarietà generalizzata spinge ad accettare l'inaccettabile). Se poi, l'inaccettabile è accettato anche dai sindacati, siamo davvero in un Paese tutto da rifare.

A questo proposito, trovo emblematiche le affermazioni di una rappresentante sindacale (responsabile per la FILLEA/CGIL per il TAV in centro Italia) che, a fronte di 5 morti nei cantieri della tratta Mugello (Toscana), ribadiva quanto fossero sicuri quei cantieri in quanto, a fronte di 70 Km. (o 74) di galleria, in fase progettuale avessero previsto un morto a Km. (trad.: una settantina di morti) e invece ne erano morti solo 5. Queste affermazioni sono ritrovabili nella VideoTesi di Simona Baldanzi, Figli d'Arte, scaricabile da NGV.

Purtroppo, questo è l'approccio di partenza e, allora, riscriviamo la Costituzione, che tanto è già stata stravolta in parti fondamentali e mai applicate (perché non erano convenienti), a partire dall'Articolo Uno: L'Italia è un Paese decimato sul Lavoro.

Forse, è meglio essere disoccupati. Forse.
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