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	<title>Appunti e Articoli, inediti e pubblicati (su http://www.altravoce.net)</title>
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	<modified>2012-02-07T00:12:34Z</modified>
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		<name>EF*</name>
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	<copyright>Copyright 2012, EF*</copyright>
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		<title>Archiviato il D-10, pensiamo al G8</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<i>L&#039;Informazione è sempre più &quot;in diretta&quot;, immediata, ma preferisco evitare di affrontare alcuni temi &quot;a caldo&quot; perché credo che serva un minimo di riflessione e di sedimentazione quando le questioni sono delicate. Uno di questi argomenti è la &quot;politica extraparlamentare&quot; nelle sue varie espressioni, da quelle più moderate (stile girotondi) a quelle più estremistiche (il para rivoluzionarismo dei Centri Sociali e della galassia Anarchica).</i><br /><br />Da Seattle in poi, i vertici internazionali sono affiancati da manifestazioni di protesta più o meno di massa di cui si parla poco (e male), spesso riducendo il tutto a questioni di ordine pubblico (che ci siano stati o si siano rischiati scontri con le forze dell&#039;ordine) e sottacendo quello che sono le argomentazioni <i>contro</i>. La colpa non è solo della Stampa (comunque superficiale e assoggettata ai voleri e alle linee editoriali degli Editori), ma anche dei &quot;movimenti&quot; che non hanno, da tempo, alcuna capacità di comunicare al di fuori di sé stessi.<br /><br />Il problema è a monte, ovvero nell&#039;incapacità dei &quot;movimenti&quot; stessi di incidere sulle scelte dei Governi (locali e nazionali), se non quando si tratta di reali sollevazioni popolari (Scanzano Ionico, per il deposito di scorie nucleari, docet).<br /><br />Le cosiddette &quot;manifestazioni&quot; altro non sono che il momento in cui si rende &quot;manifesto&quot; un lavoro politico di ricerca del consenso su idee, concetti e posizioni. E questo sono, effettivamente, oltre al rendere visibile la diffusione delle stesse idee.<br /><br />Il corteo di Cagliari contro il D-10, composto da circa 1.500/2.000 persone (sostanzialmente <i>attivisti</i>, ovvero chi certe idee cerca di diffonderle) ha sfilato in una città indifferente (nemmeno infastidita) e ha reso manifesta proprio la propria incapacità di comunicare idee sostanzialmente condivisibili (smilitarizzazione dei territori e dei processi di pace, etc.), e costruire un consenso &quot;attivo&quot; su queste stesse idee (come su tante altre).<br /><br />Il problema ha due radici.<br /><br />I movimenti politici, strutturati in partiti/gruppi o spontanei e dunque non strutturati, soffrono di autoreferenzialismo cronico che li porta ad agire per &quot;farsi vedere&quot; e per farsi vanto della propria attività, aldilà del raggiungimento di determinati obiettivi. Anzi, i primi a perdersi nei meandri di comunicati e manifestazioni sono gli obiettivi stessi.<br /><br />Proprio le iniziative di protesta a Cagliari contro il D-10 ne sono state l&#039;esempio più lampante. Tutto è stato organizzato per dare meno fastidio possibile ai 10 rappresentanti (militari) presenti in quanto il corteo è arrivato davanti al T-Hotel quando le delegazioni erano al Palazzo (Vice)Regio, e la cena &quot;alternativa&quot; è stata organizzata sotto le finestre dello stesso Palazzo (Vice)Regio quando le delegazioni erano proprio andate via da Cagliari!<br /><br />Idiozia strategica o malafede degli organizzatori? Quale che sia la risposta, ci sarebbe molto da riflettere.<br /><br />Il secondo problema, che inficia grandemente la capacità di diffondere idee e di incidere concretamente sulle scelte, è legato al linguaggio utilizzato (terminologia ma anche grafica).<br /><br />Trattasi di un linguaggio aggressivo e non esplicativo, basato su parole d&#039;ordine ed una terminologia mutuata dagli Anni &#039;60 e &#039;70, dunque sloganistico e oramai svuotato da contenuti logici, incapace di comunicare alcunché. In particolare, si ha la netta sensazione che si tratti di una scaramucci verbale con le istituzioni, che dimentica il vero referente di questa comunicazione: la gente.<br /><br />Autoreferenzialismo e incapacità di comunicare erano veramente palesi nel corteo di Domenica 9 Dicembre perchè non si trattava di un &quot;corteo unitario&quot; ma di tanti piccoli cortei, uno in coda all&#039;altro. Tutto molto triste, e inutile.]]></content>
		<id>http://www.enricofedi.net/public/articoli/index.php?entry=entry071212-072912</id>
		<issued>2007-12-12T00:00:00Z</issued>
		<modified>2007-12-12T00:00:00Z</modified>
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		<title>D-10, acqua! G7, G8, affondato!</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Dai tempi di Seattle (1999), risuonano spesso sigle di questo tipo, che indicano grandi vertici internazionali, caratterizzati da finalità e modalità discusse (e discutibilissime). Ora tocca al D-10 a Cagliari, ovvero i Ministri della Difesa di Italia Francia, Spagna, Portogallo, Malta, Libia, Tunisia e Algeria, che si incontreranno il 7-8-9 (e 10) Dicembre, fra T-Hotel, Teatro Comunale e Palazzo (Vice)Regio.<br /><br />Una settimana di Cagliari blindata e militarizzata per un vertice che si limiterà a ratificare quanto già deciso in altri ambiti, perché i governi dialogano e prendono accordi senza bisogno di queste inutili e costose passerelle mediatiche, perché di questo si tratta.<br /><br />Inutile prendersi in giro, le decisioni sono già prese e questi vertici sono solo una vetrina mediatica che costa alle città che le ospitano solo fastidi e stress, senza alcuna reale ricaduta positiva. Anzi. In coccasione di questi eventi, solitamente, i normali frequentatori &quot;esterni&quot; (Cagliari ha un forte flusso commerciale, con gli alberghi piuttosto pieni dal Lunedì al Venerdì) evitano le trasferte in concomitanza con eventi che comportano ulteriori disagi.<br /><br />Ma i media insistono a presentarli come <i>grandi eventi</i>, forieri di grandi novità ed evoluzioni, un&#039;occasione di sviluppo, ma vogli vedere i consuntivi reali alla fine degli stessi (non mi sembra che Bologna dopo l&#039;OCSE del 2000, Genova dopo il G8 2001 e Palermo dopo il G7 del 2004, gioissero,per i più disparati motivi), e soprattutto per La Maddalena che vedrà il G8 in piena stagione turistica (Luglio 2008), quando solitamente registra il tutto esaurito per conto suo.]]></content>
		<id>http://www.enricofedi.net/public/articoli/index.php?entry=entry071130-084928</id>
		<issued>2007-11-30T00:00:00Z</issued>
		<modified>2007-11-30T00:00:00Z</modified>
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		<title>Statutaria in Sardegna e Referendum in generale</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Si è da poco conclusa la consultazione referendaria sulla nuova Legge Statutaria per la Regione Sardegna, con una campagna di informazione assolutamente carente e un&#039;affluenza al di sotto del 20% (era richiesto il 33% per considerarla <i>valida</i>). Dopo i grandi referendum degli Anni &#039;70 (Divorzio, Aborto e Nucleare), che videro una partecipazione eccezionale, le consultazioni referendarie hanno avuto un&#039;impennata per quantità e frequenza (tutti gli Anni &#039;80 sono stati segnati da ondate di referendum, a 10-15 quesiti alla volta), ma con un progressivo calo di partecipazione che li ha portati ad essere quasi tutti annullati per non raggiungimento del quorum.<br /><br />Proviamo ad analizzare il risultato in Sardegna (Convalida o meno della nuova Legge Statutaria), tenendo conto che, a parer mio, elementi e valutazioni sono valide anche per tutte le altre consultazioni.<br /><br />Il discorso sui referendum è piuttosto complesso ma sono identificabili degli elementi chiave, primo fra tutti l&#039;argomento e l&#039;impostazione del quesito.<br /><br />I Referendum degli Anni &#039;70, per quanto macchinosi nell&#039;esposizione del quesito (*), riguardavano temi di interesse e, soprattutto, di discussione generale (primo e più pregnante di tutti, il Divorzio), oltretutto con consultazioni monotematiche (un quesito referendario a volta).<br /><br />Le consultazioni successive si sono mostrate e dimostrate chiaramente come una scusa per acquisire visibilità da parte di movimenti d&#039;idee e piccoli partiti (il Partito Radicale soprattutto **), con raffiche (se non ricordo male) di 10-15 quesiti, tutti molto tecnici (da laureati in Legge per intendersi) e difficilmente comunicabili, pur avendone l&#039;intenzione.<br /><br />E su questa chiusura di paragrafo si trova uno dei nodi legati alle questioni referendarie: la Comunicazione all&#039;Elettorato.<br /><br />Come è stato chiaro da subito, entrambi gli schieramenti hanno utilizzato gran parte della loro <i>visibilità</i> per palesare il problema della scarsa informazione. Questo significa che a entrambi gli schieramenti andava benissimo l&#039;avere una scusa (alibi) per non dover comunicare alcunché. E tutto è andato avanti a suon di slogan e affermazioni sulla valenza della nuova legge statutaria (è buona, è cattiva) non supportate da alcuna argomentazione, tantomeno il richiamo alla fonte (ovvero il testo di legge).<br /><br />Ma comprendere un testo di legge non è mai semplice per un non addetto ai lavori, ed è ancor più difficile riuscire ad individuare passaggi che creino <i>canali</i> per l&#039;aggiramento dei princìpi generali (del testo in sé ma anche e soprattutto dei fondamentali legislativi) e/o con porte aperte al consolidamento di privilegi, prevaricazioni e speculazioni di vario genere.<br /><br />Esistono, dunque, una serie di problemi a monte, primo fra tutti l&#039;impossibilità di mettere le persone in grado di <i>scegliere</i> con cognizione di causa (laureiamoci tutti in legge?), il tutto in un quadro generale che non lascia ben sperare sull&#039;onestà intellettuale dell&#039;attuale classe classe politica (ma le precedenti generazioni non erano migliori) e del sistema generale di Informazione, attualmente arrivato ai suoi livelli storici più bassi.<br /><br />--------------------- Note<br /><br /><i><b>*</b> L&#039;istituto del Referendum è a carattere abrogativo, finalizzato a creare un vuoto legislativo, per cui chi è a &quot;favore&quot; deve votare NO, e chi è contrario deve votare SI, cosa che di per sé complica un po&#039; le cose.<br /><br /><b>**</b> Il Partito Radicale si è sempre fregiato di essere stato il promotore e l&#039;artefice dei referendum storici degli Anni &#039;70 (Divorzio, Aborto e Nucleare) ma, di fatto, si sono limitati a cavalcare una tigre costituita da altri (comitati ben più spontanei)]]></content>
		<id>http://www.enricofedi.net/public/articoli/index.php?entry=entry071102-103604</id>
		<issued>2007-11-02T00:00:00Z</issued>
		<modified>2007-11-02T00:00:00Z</modified>
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		<title>Perché le cose non funzionano! (???)</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<img src="http://www.enricofedi.net/img/lamp03.jpg" width="150" height="120" border="0" alt="" /><br />Ridere o piangere, a voi la scelta, anche se, in questo caso, la cosa è relativamente grave. Le città si evolvono, cambiano ... e le perle restano, come in questo caso, fortemente emblematico e foriero di salutare ilarità.<br /><br />Un tempo, Cagliari era interamente servita da filobus e, tutt&#039;ora, ci sono diverse linee attive. La rete elettrificata è comunque rimasta anche in zone attualmente servite da autobus a gasolio, come a S.Elia.<br /><br /><img src="http://www.enricofedi.net/img/lamp01.jpg" width="300" height="240" border="0" alt="" id="img_float_left" />Proprio in questa splendida zona (S. Elia vecchio), ci sono stati relativamente recenti lavori di ristrutturazione che ne hanno cambiato un po&#039; la fisionomia e le funzionalità, fra cui la questione filobus. Quando ancora ci arrivavano, facevano inversione di marcia nello slargo all&#039;angolo del Lazzaretto, poi hanno rifatto la strada e sostituito il filobus (il 6 è a gasolio) ma hanno lasciato intatta la rete elettrificata (ma proprio intatta ;-).<br /><br />Purtroppo, il nuovo disegno della strada non concordava col vecchio e non si sono preoccupati poi molto di spostare o togliere i cavi elettrificati. A questo punto si aprono scenari fantozziani (nel senso di catastrofismo umoristico). Quale di queste opzioni preferite?<br /><br />- il capo cantiere se ne è fregato ampiamente e ha detto, molto seriamente e preso nel suo ruolo <i>mi dicono di mettere il lampione qui, e qui lo metto!</i><br /><br /><img src="http://www.enricofedi.net/img/lamp02.jpg" width="300" height="240" border="0" alt="" id="img_float_right" />- capo cantiere e squadra di operai si sono accorti di quello che stava succedendo e, magari, hanno anche provato a segnalarlo, ricevendo risposte farfuglianti e poco chiare. Ridendo fino alle lacrime, hanno eseguito i lavori come da disegno.<br /><br />Per entrambe le opzioni, mi resta una sola considerazione da fare, ovvero, mi chiedo, ma come hanno fatto a infilare il lampione in mezzo ai due cavi? Qualsiasi fosse la scelta tecnica, si trattava in ogni caso di una procedura estremamente macchinosa, e pure un po&#039; rischiosa. Vabbe&#039; ... abbiamo le prove che, comunque sia andata, una o più persone non stessero minimamente pensando a quello che stavano facendo ;-)]]></content>
		<id>http://www.enricofedi.net/public/articoli/index.php?entry=entry070827-121647</id>
		<issued>2007-08-27T00:00:00Z</issued>
		<modified>2007-08-27T00:00:00Z</modified>
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		<title>Quando la Politica (e i Politici) non vedono le proprie assurdità, logiche e linguistiche</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[I media ci rimbombano i pochi neuroni ancora attivi con polemiche gonfiate e sterili, nel peggiore dei casi finalizzate a velare i reali oggetti del contendere, nel migliore perché anche ai giornalisti sono rimasti pochi neuroni funzionanti, e pure rintronati, per cui si tende a perdere di vista una serie di <i>messaggi</i> che gli stessi Politici ci mandano. Eppure basta astrarsi, anche solo per un attimo, dai vortici di parole vuote che ci avvolgono, per arrivare ad illuminazioni fulminanti. Succede anche a me che, da addetto ai lavori in Comunicazione (vivo di/su codici linguistici, cromatici, sintassi dei Media, etc., etc.), resto preso in questo vortice fittizio. Basta poco però a recuperare un po&#039; di lucidità (TV spenta e niente giornali per un paio di giorni), e vengono fuori incredibili amenità (serissime).<br /><br />Serve anche un po&#039; di memoria e di conoscenze allargate (anche superficiali ma un po&#039; più ampie del solito), e ci si rende subito conto di quali e quante contraddizioni ci siano nel <i>teatrino della politica</i>. Una fra tutte, e all&#039;ordine del giorno, la <a href="http://www.enricofedi.net/public/primopiano/index.php?entry=entry070425-060501" target="_blank" >Legge Elettorale</a>. In breve, all&#039;ultima tornata, abbiamo votato con una legge varata dal Polo delle Libertà e ferocemente avversata dall&#039;opposizione. Peccato che il Polo non avesse inventato nulla, e non poteva essere altrimenti visto che hanno sempre e solo scopiazzato qua e là, maldestramente (inclusi i toponimi lombardi, vero Dott. Pili?), e quella discutibilissima (pessima) legge fosse stata copiata pari pari da quella regionale della Toscana, ovviamente varata dal cosiddetto CentroSinistra.<br /><br />Ma ci sono cose ben più amene e così palesi che passano inosservate. <i>Forse non tutti sanno che</i> il colore caratterizzante della Lega Nord di Bossi (il verde acceso) è perfettamente identico (ci sono più di un milione di verdi, ma qui si parla proprio dello stesso punto/nouance di verde) a quello che caratterizza la Jihad islamica, oltretutto presente in numerose bandiere di paesi islamici (confessionali e non solo). Oltretutto, anche l&#039;approccio generale è lo stesso, oltranzista, estremistico, tendenzialmente violento, etc. etc. E non me ne sono accorto io (incancrenito di Comunicazione), ma mia madre, guardando un TG.<br /><br />Cari Leghisti, quando vi legherete le cravatte in fronte?<br /><br />Ci può essere di peggio? Certo che sì, la politica nostrana è sempre pronta a produrre il peggio del peggio. Dai primi Anni &#039;90, i politici hanno cercato di introdurre il <i>bipolarismo</i> in un paese come l&#039;Italia, storicamente frammentato in diversi partiti, riempiendoci la testa con questo termine e cercando di forzare la logica spingendoci a pensare (erroneamente obv.) che sarebbe stata la panacea dei <i>mali</i> della Politica.<br /><br />La ho sempre trovata un&#039;idiozia colossale, ma ora devo ricredermi. Avevano ragione loro, il bipolarismo è la chiave di volta della politica italiana, o meglio, è la corretta diagnosi dei suoi mali. Il modo politico è profondamente affetto da bipolarismo, con i suoi cambi di umore repentini e non prevedibili, i salti logici che con la Logica non hanno niente a che vedere, l&#039;incapacità di analizzare le situazioni (per non parlare dei deliri di onnipotenza), etc. etc.<br /><br />Io personalmente, non credo assolutamente nella fondatezza scientifica e nell&#039;esistenza stessa della <i>malattia mentale</i>, che leggo solo come una diversa concezione del mondo, difficilmente compatibile con l&#039;artificiosità dell&#039;attuale Società, ma i politici ci credono (cavolo se ci credono!) ed emanano leggi a supporto, inclusa l&#039;efferatezza del TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio) oltre all&#039;istituzionalizzazione di psicofarmaci come il Ritalin (quello da dare ai bambini con l&#039;<i>argento vivo</i>, storico vanto delle italiche mamme) e la spinta costante verso i farmaci per risolvere qualsiasi cosa.<br /><br />Cari politici, visto che ci credete tanto, curatevi! (E se non lo fate voi, saremo costretti ad utilizzare il TSO per internarvi, e magari farvi un po&#039; di sedute di elettroshock, tanto non vi sciupiamo mica).]]></content>
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		<issued>2007-04-26T00:00:00Z</issued>
		<modified>2007-04-26T00:00:00Z</modified>
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		<title>Continuità Territoriale: fra bufale e difetti logici</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Se ne parla da sempre, fra discorsi altisonanti e goffi tentativi con incerti risultati, e periodicamente si scatenano polemiche. Ora, il sasso nello stagno lo tira l&#039;Unione Europea (UE) che boccia una serie di <i>regole</i> fra cui il blocco delle rotte e gli sconti per i Sardi residenti in continente (e relativa discendenza, anche di varie generazioni). E&#039; un nodo cruciale che non trova soluzione perché, forse, non è stato mai inquadrato correttamente.<br /><br />Intanto il soggetto del contendere: il concetto di <i>Continuità Territoriale</i> si fonda sul dettato costituzionale che sancisce, nelle sue diverse voci (Trasporti, Istruzione, Sanità, Giustizia, etc.), la parità di trattamento su tutto il territorio nazionale e, nel nostro specifico, prevede <i>disparità</i> per il riequilibrio di diverse condizioni geografiche (ma anche sociali, economiche e infrastrutturali). Il riferimento alle isole è ovvio.<br /><br />La questione delle rotte (aeree ma anche navali) ha veramente poco a che vedere con la <i>continuità</i> in quanto retaggio di vecchi regolamenti generali (concessioni governative) e protettivi per la compagnia di bandiera (Alitalia), impianto amministrativo sgretolato in fase di armonizzazione con le nuove regole dell&#039;UE che, di fatto, liberizzano molti settori da noi appannaggio monopolistico dello Stato. Non a caso, le nuove compagnie aeree (LowCost e non solo) sono riuscite a trovare inizialmente spazio solo negli aeroporti <i>secondari</i> (Alghero, Ciampino, Bergamo, Rimini, etc.).<br /><br />Liquidata la questione della gestione delle rotte, veniamo al vero argomento. La Continuità Territoriale è, come concetto in sé, sempre e solo biunivoca, ovvero deve <i>viaggiare</i> nei due sensi. E questo vale sotto diversi punti di vista logici, legali, culturali, etc. etc.<br /><br />Quale <i>continuità</i> può essere quella che facilita solo i flussi in un senso? Un po&#039; come dire che da Firenze ho lo sconto per andare a Milano, ma i milanesi pagano tariffa piena per andare a Firenze. Proviamo ad applicare questo concetto dappertutto e vedremmo ... un bel casino ;-).<br /><br />Ogni regola che faciliti solo una parte di persone rappresenta un privilegio, spesso/sempre a discapito di altri, per cui costituisce un meccanismo perverso, in quanto tale destinato a generare problemi, non a risolverli. Per fare un esempio, nello specifico sardo, offrire sconti a residenti e a persone di origini sarde residenti fuori dall&#039;isola significa favorire l&#039;emigrazione (vai fuori a cercarti lavoro che puoi rientrare per le feste).<br /><br />Andando sul concreto, questa (il)logica penalizza il Turismo, visto dagli stessi estensori di simili orrori (questi sì che sono <i>continui</i>) come panacea per l&#039;economia sarda. In questo modo, i turisti arrivano qui già taglieggiati dai trasporti (non certo in mano ai Sardi, come quasi tutto l&#039;impianto turistico regionale) e spendono meno su altre voci in loco (quelle in mano ai Sardi). Complimenti, veramente geniale.<br /><br />Prima che facessero questa farraginosa e discutibilissima legge, (era il 1999 o il 2000?) c&#039;era già una compagnia aerea che applicava a chiunque tariffe Cagliari-Roma (e viceversa) di 50.000 Lit. tasse incluse a tutti, e senza necessità di convenzioni. Questa era continuità territoriale.<br /><br />Potrebbe essere il caso di ricominciare a lavorare in questa direzione, per il bene di tutti.]]></content>
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		<issued>2007-04-26T00:00:00Z</issued>
		<modified>2007-04-26T00:00:00Z</modified>
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		<title>Ancora morti sul Lavoro, per un Popolo che non ha bisogno di Eroi.</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[In un mio vecchio articolo del 13 Novembre 2006, <a href="http://www.enricofedi.net/public/articoli/index.php?entry=entry061113-143404" >Nassirya: Calci ai Caduti? (*)</a>, ho argomentato il fatto che non si trattasse di &quot;eroi&quot; ma di &quot;morti sul lavoro&quot;. Quasi ogni giorno, le cronache si tingono del rosso (sangue) di gente che perde la vita sul posto di lavoro, per le più disparate ragioni, e fa notizia che il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, abbia rialzato la voce su questo argomento con richiami al rispetto delle norme di sicurezza e all&#039;<i>eroismo</i>. Mi trovo a dover/voler correggere il tiro.<br /><br />Nell&#039;articolo citato, affermavo che se i morti di Nassirya erano eroi, allora dovevano essere considerati tali anche tutti i morti sul lavoro. Citando Brecht, non abbiamo bisogno di Eroi (o Martiri), che sono figure sistematicamente utilizzate per sublimare situazioni la cui corretta lettura ci porterebbe a tutt&#039;altre considerazioni. L&#039;eroismo e le medaglie sono un contentino personale (penso ai famigliari delle vittime) e sociale che serve ad ammantare di nobiltà un fatto inaccettabile.<br /><br />Più sicurezza sul lavoro significa ristudiare tutte le procedure e le attrezzature (in diversi casi, il rispetto delle regole esistenti aumenta il rischio), significa turni fisicamente accettabili (sotto stress fisico la lucidità e i livelli di attenzione calano sensibilmente) e, soprattutto, un diverso approccio al lavoro stesso sul piano normativo/contrattuale (la precarietà generalizzata spinge ad accettare l&#039;inaccettabile). Se poi, l&#039;inaccettabile è accettato anche dai sindacati, siamo davvero in un Paese tutto da rifare.<br /><br />A questo proposito, trovo emblematiche le affermazioni di una rappresentante sindacale (responsabile per la FILLEA/CGIL per il TAV in centro Italia) che, a fronte di 5 morti nei cantieri della tratta Mugello (Toscana), ribadiva quanto fossero sicuri quei cantieri in quanto, a fronte di 70 Km. (o 74) di galleria, in fase progettuale avessero previsto <i>un morto a Km.</i> (trad.: una settantina di morti) e invece ne erano morti <i>solo 5</i>. Queste affermazioni sono ritrovabili nella VideoTesi di Simona Baldanzi, <a href="http://www.ngvision.org/mediabase/264" target="_blank" >Figli d&#039;Arte</a>, scaricabile da <a href="http://www.ngvision.org" target="_blank" >NGV</a>.<br /><br />Purtroppo, questo è l&#039;approccio di partenza e, allora, riscriviamo la Costituzione, che tanto è già stata stravolta in parti fondamentali e mai applicate (perché non erano <i>convenienti</i>), a partire dall&#039;Articolo Uno: L&#039;Italia è un Paese decimato sul Lavoro.<br /><br />Forse, è meglio essere disoccupati. Forse.]]></content>
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		<issued>2007-04-15T00:00:00Z</issued>
		<modified>2007-04-15T00:00:00Z</modified>
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		<title>ExMarino vicino alla &amp;quot;soluzione finale&amp;quot;: un Beauty Center o un Beauty Center?</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<img src="http://www.enricofedi.net/aglaia/quattrocagliari/img/stagno.jpg" width="250" height="166" border="0" alt="" id="img_float_right" />E&#039; fatta: le sorti dell&#039;ExOspedale Marino sono praticamente decise. Entro il 30 Aprile si saprà chi vincerà la gara fra i due soli concorrenti rimasti (sopravvissuti o superaccozzati?), ovvero una cordata interamente sarda (denominata San Maurizio e composta dal Policlinico Città di Quartu e la Saego Srl di Sergio<br />Porcedda) o una grossa struttura privata fiorentina (Prosperius SpA, con cliniche e case di cura sparse in tutto il centro Italia). Da toscano che vive in Sardegna (da 15 anni), non me la sento di fare il tifo per nessuno di loro.<br /><br />Fin dalle fasi preliminari del bando, ho cercato di dire la mia sulla questione anche con l&#039;idea di presentare un mio progetto (Aglaia4). In sintesi, l&#039;ExMarino è una struttura più che abusiva e, in quanto tale, aveva un senso solo se utilizzata in senso fortemente sociale. La sua destinazione naturale avrebbe potuto (anzi dovuto) essere un Centro Culturale a sfondo produttivo ai più diversi livelli (iniziative grandi e piccole) per la creazione di mostre da <i>fornire</i> alle strutture espositive cagliaritane presenti (ExMa&#039;, Lazzeretto, etc.) e future (Betile), alle strutture isolane (MAN, etc.), in Italia e all&#039;estero.<br /><br />Un punto di riferimento della Città (come è sempre stato) e per la Città, che servisse a dare stimoli e impulsi, che offrisse spazio a chi ne ha avuto poco o niente. Un punto di incontro di/per Genti e Culture.<br /><br />Ma, fin dall&#039;inizio, si capiva quale sarebbe stata la sua <i>fine</i> e il mega abuso edilizio non tornerà alla gente ma solo a pochi ricchi che potranno permettersi trattamenti estetici di alto livello (salvo onerosissime convenzioni esterne della Regione).<br /><br />La Commissione di valutazione della Regione, ci chiede di stare tranquilli perché selezioneranno il progetto con una particolare attenzione al risultato architettonico. Grazie tante.<br /><br />L&#039;ExMarino è una costruzione strutturalista (corrente architettonica del periodo fascista, poi evolutasi nel dopoguerra come brutalismo),  che personalmente amo poco, anzi per niente, ma che, aldilà delle sue basi estetiche e ideologiche (che me la rende ancora peggiore), ha una sua personalità, difficilmente armonizzabile con altri stili. Dunque cosa faranno? Un abuso edilizio, magari bello, ma questo non cambierà la sostanza. Anzi.<br /><br />Cualbu ha ritirato la sua cordata dalla gara, forse perché, vincerà comunque in quanto chi vincerà, vorrà stravolgere la struttura per cui si renderà indispensabile un&#039;impresa esperta e attrezzata in grandi lavori?]]></content>
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		<issued>2007-04-06T00:00:00Z</issued>
		<modified>2007-04-06T00:00:00Z</modified>
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		<title>Sulla &amp;quot;Limba Comuna&amp;quot; ... ahahahahahahahahahaha</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<i>Scusate ma da &quot;non sardo&quot; (toscano), dunque non direttamente coinvolto nella battaglia linguistica dei Sardi, per altro più che legittima, forse, il mio occhio esterno vede una serie di elementi ed incongruenze che mi sembrano sfuggire anche ad illustri studiosi e a politici sardisteggianti, ed una gran risata sorge spontanea (che spero venga colta come una provocazione umoristicamente bonaria). E provo a spiegarmi meglio.</i><br /><br />La diffusione della Lingua Italiana, lingua unica nazionale nasce, come per tutte le altre lingue uniche in Europa e oltre, calpestando sistematicamente tutte le lingue locali (non solo il Sardo, dunque) attraverso una campagna culturale (parlare in <i>dialetto</i> è da bifolchi ignoranti), scolastica (punizioni sistematiche per chi non parlava in Italiano) e mediatica (giornali scritti in Italiano quasi letterario e TV con speaker senza alcuna inflessione localistica). Questo vale, ripeto, per tutta Italia.<br /><br />Per assurdo, i più penalizzati sono stati proprio i toscani, visto che la nostra lingua locale ci è stata letteralmente espropriata in quanto utilizzata come ceppo principale, dunque quasi irrecuperabile, oltretutto attirandoci l&#039;odio del resto d&#039;Italia. Ma posso assicurare che a noi toscani, non interessava minimamente il come avrebbero dovuto parlare altrove. Ebbene sì, siamo cornuti e mazziati, ma andiamo oltre.<br /><br />I Sardi hanno sentito più di altri il soffocamento della loro lingua ma, nel tentativo di recuperarla, sono caduti nelle molte trappole insite nella Linguistica.<br /><br />La prima trappola è stata quella di cercare di utilizzare le stesse regole di quella Linguistica che aveva proprio la finalità, oltretutto internazionale, di determinare le Lingue nazionali comuni (dunque geneticamente predisposta a retrocedere a rango dialettale le Lingue locali. E i Sardi ci sono caduti in pieno, iniziando una battaglia su un piano ben più difficoltoso ed estenuante (60 anni di guerra linguistica non ancora risolta del tutto).<br /><br />La seconda trappola, culturale e politico-strategica, e anche questa <i>presa piena</i>, il limitare la battaglia al proprio terreno (cosa ci importa degli altri?), anzi, il Sardo è una Lingua, gli altri sono Dialetti: una battaglia soli contro tutti (che è più difficile da vincere). Questo, nonostante il fatto che già nei primi Anni &#039;60 il mondo accademico avesse fatto una gran retromarcia, iniziando a rivalorizzare le Lingue locali riconferendogli piena dignità culturale e iniziandone il recupero.<br /><br />La terza trappola è quella che mi scatena convulse risate (cfr. il titolo), ovvero il vedere come venga riproposto lo stesso schema limitante e soffocante della creazione di una Lingua unica nazionale, dopo averne subìto i nefandi effetti. Che carogne quelli della Crusca, che hanno espropriato una Lingua locale (il senese per la precisione) per usarla come ceppo principale e hanno calpestato tutti gli altri. Noi siamo più ganzi (trad.: toghi) ed espropriamo i Logudoresi come ceppo principale, e pesticciamo ben benino gli altri.<br /><br />Forse, sarebbe stato più logico riconquistarsi la dovuta dignità senza commettere gli stessi errori, ovvero lasciare che in ogni parte della Sardegna ognuno parlasse la propria Lingua, corretta espressione della propria storia e cultura, senza costringere a imparare una Lingua inventata (come tutte le Lingue nazionali comuni). Forse.]]></content>
		<id>http://www.enricofedi.net/public/articoli/index.php?entry=entry070327-055208</id>
		<issued>2007-03-27T00:00:00Z</issued>
		<modified>2007-03-27T00:00:00Z</modified>
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		<title>Coabitazioni militari e sviluppo incompatibile: il Poligono di Teulada riapre i cancelli ai pastori</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[La notizia non è nuova perché, periodicamente, succede che, in assenza di esercitazioni militari, le aree di tiro vengano lasciate a disposizione per le normali attività (pesca, pastorizia, etc.). Il poligono di Teulada è uno di questi, sia per le aree di terra che specchi di mare. Peccato che sussistano delle problematiche che impediscano di gioirne. Anzi, ci aiutano a capire quanto incidano negativamente gli impianti militari in termini di sicurezza reale e salute pubblica. Nessun applauso dunque, solo una maggiore preoccupazione.<br /><br />E&#039; importante operare una premessa iniziale per riaffermare un concetto basilare e incontrovertibile: le Forze Armate implicano azioni belliche e le missioni umanitarie si effettuano con &quot;truppe&quot; disarmate (cibo e medicinali cozzano con armi e proiettili). Se poi ti aggrediscono quando sei disarmato e porti cibo e medicinali, significa che non sei ben accetto (e non puoi imporre la tua presenza).<br /><br />Un poligono di tiro serve alle forze armate per addestrare <i>sul campo</i> i militari che hanno modo di utilizzare artiglieria (più o meno pesante) per imparare a puntare/centrare bersagli simulati (ma i proiettili sono veri). Un proiettile d&#039;artigliaria, quando arriva sul bersaglio, ha la possibilità di scegliere fra due opzioni (ora le armi sono <i>intelligenti</i> per cui dotate di libero arbitrio): fare obiezione di coscienza e non esplodere, oppure esplodere polverizzando l&#039;esplosivo che contengono e parte dell&#039;involucro metallico.<br /><br />Nel primo caso, l&#039;ordigno si riserva la possibilità di esplodere in un secondo tempo, sempre che ne abbia voglia, magari quando ci inciampa un pastore o quando, per sbaglio, finisce nella rete di qualche pescatore.<br /><br />Nel secondo caso, esplodendo, libera una nube di <i>polveri fini</i> e di cosiddetti metalli pesanti che si depositano sul terreno circostante, su un raggio determinato dalle condizioni di vento. Poi le pecore, pascolando in quelle zone, assorbono queste perniciosissime polveri, le incamerano nel loro organismo e ce le ritroviamo nella carne che compriamo, come nel latte e nei formaggi, e continuano il loro ciclo dannoso su di noi.<br /><br />Su queste <i>basi</i>, logiche e militari, è un po&#039; difficile pensare ad una Sardegna come ad un paradiso dell&#039;agroalimentare di qualità, magari pure dichiarato &quot;biologico&quot;. E qualche perplessità nasce anche al riguardo della capacità logica della <i>gente</i> perché è un po&#039; difficile accettare che una persona venga espropriata dei propri pascoli e poi gioisca quando gli <i>concedono</i> di poterci tornare col proprio gregge, pagando una sorta di canone di affitto, e in un terreno riempito delle peggiori sostanze (dunque inutilizzabile).]]></content>
		<id>http://www.enricofedi.net/public/articoli/index.php?entry=entry070326-082106</id>
		<issued>2007-03-26T00:00:00Z</issued>
		<modified>2007-03-26T00:00:00Z</modified>
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		<title>Paradossi dei Politic(ant)i</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Il Governo Prodi inciampa, cade e si rialza, appoggiandosi al &quot;braccio destro&quot;, ovvero modificando il programma e riposizionandolo un po&#039; più a destra.<br /><br />Sparisce il contrasto con la Chiesa (diciamo basta ai DICO), torna l&#039;armonia con i deus ex machina dei grandi lavori (riparte il TAV) e vai con la riforma delle pensioni (e altre amenità di questo tipo), eppure era stato votato per quel poco di sinistra che c&#039;era nel programma elettorale. Dunque, il Paese chiede (e ha bisogno) di una politica più orientata verso il sociale ma ottiene tutto il contrario.<br /><br />Il casus belli è stata la politica estera e, in particolare, la base USA di Vicenza (non NATO ma USA, come CampDarby a Livorno, Sigonella in Sicilia, etc. etc.). Ed è proprio questa differenzazione che genera il problema.<br /><br />La NATO nasce nell&#039;immediato dopoguerra come mutuo patto &quot;difensivo&quot; contro il blocco comunista (URSS+Paesi satelliti), mentre le basi USA praticamente extraterritoriali come le ambasciate e su cui non abbiamo alcuna giurisdizione (l&#039;affaire del Cermis la dice lunga), nascono come occupazione di controllo in quanto sconfitti nella Seconda Guerra Mondiale, al pari delle basi in Germania e in Giappone (cfr.: l&#039;intera isola di Okinawa).<br /><br />Sono passati 60 anni da quei giorni, ma il fardello resta. C&#039;è poco da fare revisionismi storici, ancora paghiamo per gli errori (e gli orrori) del fascismo e, appena cerchiamo di cancellare una sudditanza ancora militare più che politica, si viene tacciati di antiamericanismo e di traditori di trattati internazionali. Ma quali trattati se si tratta, alla fine dei conti, di vera e propria imposizione, di sudditanza.<br /><br />E ritorna il paradosso. Multiplo.<br /><br />La Destra, dichiaratamente revisionista in quanto di origini palesemente fasciste, dunque revanchista (cfr. le posizioni di Forza Nuova e consimili), che si dimostra filoUSA (e filoSionista), e un Governo di (centro)Sinistra che cade per posizioni troppo a Destra (Vicenza) e troppo a Sinistra (DICO e Pensioni).<br /><br />Il Paese (l&#039;Italia) non lo sa, ma è molto più a Sinistra. Niente di radicale, ma vorrebbe una Sanità funzionante e a basso costo diretto (e le privatizzazioni non garantiscono il buon funzionamento, con costi ben più elevati), vorrebbe i servizi vitali a basso costo (e le privatizzazioni di Acqua, Gas ed Elettricità hanno portato maggiori disservizi con molto maggiori costi), per non parlare di una Scuola/Università allo sfascio, anche grazie al nuovo indirizzo (tecnicolavorativo e non culturale). Anche sul Lavoro ci sarebbe molto da dire, visto che una Società basata sui consumi necessita di situazioni lavorative e retributive stabili e accettabili.<br /><br />Ma tante altre sono le questioni in ballo (per es.: il trasporto pubblico, per sostituire le auto e abbassare i livelli di inquinamento, deve essere efficiente e a basso costo di utenza) e il fatto che lo stasso Paese voti a Destra lascia solo pensare che il bombardamento mediatico funzioni davvero come amplificatore della stupidità generale e generalizzata.]]></content>
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		<issued>2007-02-23T00:00:00Z</issued>
		<modified>2007-02-23T00:00:00Z</modified>
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		<title>Terrorismo, Polica e Teoremi che non tornano</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Arresti (15+4) e perquisizioni (70) per un&#039;operazione di polizia che mira a sgominare nuclei rinascenti di BR-Pcc (Brigate Rosse per un Partito Comunista Combattente), il tutto impostato secondo il nuovo corso mediatico e propagandista (da molti anni, inchieste e processi si svolgono sui media) e condito dal costante tentativo di mettere di tutto e di più nel calderone della dissidenza sociale e politica.<br /><br />Questa tendenza, latente fin dalla fine degli Anni di Piombo, rinasce da Genova 2001 (300.000 in piazza contro il G8) dove vediamo una delle <i>piazze</i> più composite mai viste (dagli Anarchici alle suore, passando per tutte le aree intermedie del Movimento e della cosiddetta <i>società civile</i>, Scout minorenni inclusi).<br /><br />L&#039;interesse delle istituzioni e della Magistratura si concentra su due aree specifiche costituite da quella extraparlamentare di ispirazione marxista e sugli anarchici, con l&#039;ombra delle Brigate Rosse (indispensabile ad aggravarne l&#039;<i>immagine</i>), per arrivare al Teorema Pisanu (ma non solo) che mira a dimostrare che si stiano fondendo, uniti per sovvertire lo Stato.<br /><br />Ma questo Teorema su cosa si basa? Sul fatto che determinati personaggi, sotto stretta osservazione, si incontrino in modo più o meno saltuario o sistematico che sia, senza tenere conto che il mondo attivistico sia numericamente ristretto per cui è facile che si conoscano e si incrocino un po&#039; tutti. Che poi questo significhi instaurare alleanze operative è ancora tutto da dimostrare, tenendo conto di distanze storiche e oggettive nella filosofia politica e di pensiero, che si trasferisce nella prassi.<br /><br />I Media &quot;ufficiali&quot; sono attualmente piuttosto ignoranti in materia e, quei pochi che un po&#039; di cultura storia e politica la hanno, sono in palese malafede nel creare calderoni e mistificare il tutto.<br /><br />L&#039;area marxista della Lotta Armata (BR), nelle sue molteplici espressioni, ha origine nel concetto di avanguardismo e ha in sé il concetto di delega (lotta in nome e per conto del Popolo). Nell&#039;area Anarchica, il concetto di delega è sempre e comunque inaccettabile per cui è il Popolo che deve lottare in prima persona e nel suo insieme totale, senza delega ad un&#039;elite organizzata e addestrata per la lotta armata.<br /><br />Più a monte, marxisti e anarchici erano insieme nella Prima Internazionale Socialista, ma si crearono diversi contrasti per motivi egemonici e di prassi. I punti critici erano proprio legati al meccanismo di delega del Popolo al Partito, concetto poi riaffermato più chiaramente da Lenin nella Terza Internazionale, poi ridenominata Prima Internazionale Comunista, dove il Partito si trasforma da strumento a fine della rivoluzione.<br /><br />Su queste basi, è veramente difficile pensare ad una possibile alleanza operativa fra BR e anarchici. Tutt&#039;al più, rapporti amicali.<br /><br />... to be continued ...]]></content>
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		<issued>2007-02-15T00:00:00Z</issued>
		<modified>2007-02-15T00:00:00Z</modified>
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		<title>Crazy Statement: gli USA in Somalia e nel Mondo</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<i>Crazy Statement</i> (traduzione letterale: dichiarazione folle) è un termine tecnico, ben noto a chi studia Scienze Politiche, utilizzato per indicare quelle nazioni che attuano politiche, interne ed estere, dissennate e prive di logica, spesso miranti a destabilizzare aree geografiche allargate. Il termine assurge alle cronache italiane negli Anni &#039;70, riferito alla politica estera di Gheddafi che rischiò realmente di destabilizzare gli equilibri del Mediterraneo. Poi Gheddafi rientrò negli schemi della diplomazia.<br /><br />La Storia della politica estera USA dal dopoguerra a oggi, li vede costantemente presenti in tutti i focolai di guerra dell&#039;intero globo, in modo più o meno ufficiale, sempre con la scusa di <i>ristabilizzare</i>, ma sempre con effetti fortemente destabilizzanti.<br /><br /><b>Dalla Geopolitica di Mackinder alla Guerra Fredda</b><br /><br />Le origini del crazy statement degli USA sono lontane, ma non troppo, in quanto nascono dai fondamenti della Geopolitica, teoria fondata dall&#039;Inglese Halford John Mackinder (1861-1947) nel 1904 e basata sul vedere il cuore del Mondo al centro del continente eurasiatico. Questa teoria è stata poi ripresa e sviluppata, negli Anni &#039;30, dall&#039;americano Nicholas John Spykman che, pur considerando valida l&#039;analisi di Mackinder, individuava nelle zone costiere (rimland) di Europa e Asia il punto strategico per il controllo dell&#039;area centrale (heartland). Nel 1940, ridefinì la sua stessa visione strategica, con l&#039;aggiunta della funzione di contenimento alle stesse aree costiere.<br /><br />Erano anche gli anni di Joseph McCarthy, che tuonava contro il <i>pericolo rosso</i> (maccartismo), che spinsero a interpretare le suddette teorie verso la Russia comunista, e la necessità strategica di <i>accerchiarla</i>. Nell&#039;immediato dopoguerra, il quadro strategico vedeva oltretutto la fine dell&#039;era coloniale, col  dissolvimento dell&#039;Impero (trasformato nel Commonwealth), con soprattutto la perdita del controllo dell&#039;area Indiana (attuale India, Pakistan e Bangladesh), diventata indipendente nel 1947, e che costituiva un&#039;importante base di partenza per i tentativi di annessione/conquista di Cina e Afghanistan.<br /><br />Queste teorie vennero temporaneamente (e apparentemente) messe da parte durante la Seconda Guerra Mondiale che vide USA e URSS dalla stessa parte della barricata, ma già dal 1945 tornarono fortemente in auge e sono molti gli studiosi che leggono le ultime fasi come atti di dimostrazione di forza nei confronti dello psudoAlleato Stalin (massicci bombardamenti in Italia e Germania, e il lancio delle due bombe atomiche in Giappone, tutti atti palesemente non più necessari).<br /><br /><b>Le prime <i>guerre calde</i>: Vietnam e Corea</b><br /><br />Sempre nel dopoguerra, la Francia era impegnata a mantenere il controllo in Nord Africa, fra cui la Tunisia (protettorato, indipendente dal 1956) e l&#039;Algeria (colonia, indipendente dal 1962), oltre che in indocina, con il Viet Nam ridiventato indipendente nel 1945 ma prontamente occupato da URSS (Nord) e dagli USA (Sud), coadiuvati dai francesi. Nel 1946, Ho Chi Minh tenta di riunificare le due parti, creando il casus belli per l&#039;inizio della Guerra del Vietnam che vedeva in primo piano i NordVietnamiti coadiuvati da URSS e Cina, e i SudVietnamiti coadiuvati dai Francesi (a loro volta supportati dagli USA). La sconfitta di Dien Bien Phu (1954) portò i francesi ad abbandonare l&#039;Indocina e vennero sostituiti dagli USA (fino al 1973).<br /><br />Ma la prima contrapposizione bellica diretta, nel quadro della Guerra Fredda, avvenne in Corea, nel 1950. La Corea, unificata nel VII Secolo, era stata occupata dal Giappone nel 1910 e successivamente occupata dall&#039;URSS (Nord) e dagli USA (Sud) a seguito della disfatta nipponica. Un tentativo di riunificazione dette inizio ad una sanguinosissima guerra che durò fino al 1953 con un niente di fatto (le due Coree ristabilirono il vecchio confine del 38esimo parallelo).<br /><br /><b>Dalla Guerra Fredda alla <i>Guerra delle Banane</i></b><br /><br />reinvaso per riprenderne il controllo.]]></content>
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		<issued>2007-01-10T00:00:00Z</issued>
		<modified>2007-01-10T00:00:00Z</modified>
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		<title>Saddam Hussein giustiziato a Baghdad</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Saddam Hussein è stato <i>giustiziato</i> oggi all&#039;alba, e sarà ricordato per la sua efferatezza nel gestire le controversie con i Kurdi e per la sua sanguinaria dittatura durata oltre 25 anni. Ma la sua popolarità in Iraq, regolarmente sottostimata dai media occidentali, era ed è tutt&#039;ora molto alta. Cerchiamo di capire il perché.<br /><br />Aveva 70 anni, di cui 50 passati in politica da protagonista in una delle aree dove, da più di un secolo, si intrecciano interessi economici, politici e strategici di mezzo mondo.<br /><br /><b>Cronologia e non solo</b> (1937-1968)<br /><br />Nato nel 1937 ad al-Awja, villaggio nel distretto di Tikrit, da una famiglia di pastori, per una serie di vicissitudini familiari, visse con lo zio Khayr Allà Tulfà, a Baghdad.<br /><br />Si iscrisse al Partito Baath (Partito della Risurrezione, di tendenze socialiste) e, nel 1956, prese parte al fallito tentativo di colpo di stato contro Re Faysal II. Il 14 luglio 1958, un gruppo non-baathista d&#039;idee repubblicane, condotto dal Generale Abd el-Karim Kassem, abbatté la monarchia e uccise il re e il Primo Ministro Nuri Al Sahid. Nel 1959, dopo un tentativo fallito (già allora sponsorizzato dalla <a href="http://www.upi.com/archive/view.php?archive=1&amp;StoryID=20030410-070214-6557r" target="_blank" >CIA</a>) di assassinare Kassem, Saddam Hussein fu condannato a morte e fuggì in Egitto attraverso la Siria ed il Libano.<br /><br />Torna in Iraq a seguito del colpo di Stato militare del mese di ramadan (8 febbraio 1963) che aveva abbattuto e ucciso Qassem, ma fu imprigionato nel 1964 a causa di un nuovo mutamento al vertice dello Stato iracheno causato dalla morte violenta del gen. Abd al-Salaam Aref. Nel 1967 riuscì ad evadere e nel 1968 contribuì al colpo di Stato non violento realizzato dal partito Baath ai danni del regime militare filo-nasseriano di Abd al-Rahman Aref, fratello del precedente Presidente iracheno.<br /><br />Nel 1968 Saddam si laurea per la seconda volta in Giurisprudenza all&#039;Università di Baghdad (la prima laurea la aveva conseguita a Il Cairo durante l&#039;esilio).<br /><br /><b>Primi incarichi di Governo e ascesa al Potere</b> (1968-1980)<br /><br />Sempre nel 1968, Saddam Hussein venne nominato vicepresidente del Consiglio del Comando Rivoluzionario e, nel 1973 fu promosso al grado di Generale dell&#039;esercito iracheno, nonostante facesse parte dell&#039;ala cosiddetta &quot;civile&quot; del partito Baath.<br /><br />Nel 1979 il Presidente dell Repubblica Ahmad Hasan Al Bakr annunciò il suo ritiro e Saddam Hussein, imparentato con Al Bakr, lo sostituì nella carica.<br /><br />Il partito Baath aveva un programma progressista e socialista che puntava alla modernizzazione e secolarizzazione dell&#039;Iraq. Saddam Husayn si attenne alla linea del suo partito e proseguì le riforme modernizzatrici iniziate dai suoi predecessori, completando riforme quali la concessione alle donne di diritti pari a quelli degli uomini, l&#039;introduzione di un codice civile modellato su quelli dei paesi occidentali (che sostituì la Sharia) e la creazione di un apparato giudiziario laico (che comportò l&#039;abolizione delle corti islamiche, anche se alcuni sostengono che vennero conservate per casi particolari).<br /><br />Dopo essere stato incaricato di sovrintendere alla nazionalizzazione dell&#039;industria petrolifera irachena (completata nel 1972), Saddam utilizzò una parte consistente dei profitti petroliferi per programmi di welfare (istruzione gratuita ed obbligatoria e sanità pubblica gratuita) e per modernizzare le infrastrutture e l&#039;economia dell&#039;Iraq.<br /><br />E&#039; dalla sua azione politica che si comprende la sua popolarità. Dopo aver nazionalizzato le compagnie petrolifere (tutte occidentali), favorì lo sviluppo industriale e sviluppò una campagna di modernizzazione dell&#039;agricoltura (irrigazione, meccanizzazione, etc.), con la distribuzione delle terre agli agricoltori. Con l&#039;istituzione della scuola dell&#039;obbligo, Saddam ha portato un&#039;alfabetizzazione di massa e alla scomparsa pressoché totale dell&#039;analfabetismo (dal 70% iniziale al 5%).<br /><br />E&#039; altresì vero che gran parte dei proventi petroliferi andarono negli apparati di sicurezza iracheni (responsabili di reprimere ogni opposizione interna) e nell&#039;esercito.<br /><br /><b>La Guerra del Golfo (Irak-Iran)</b> (1980-1990)<br /><br />Dal 1980, Saddam Hussein appare nelle nostre cronache perché, con la caduta di Reza Pahlavi in Iran e l&#039;avvento dell&#039;Ayatollah Kohmeini, gli USA e il mondo occidentale perdono il loro punto di riferimento nonché il loro elemento principale per il controllo della maggiore area petrolifera mondiale, e decidono di puntare le loro carte sul &quot;laico&quot; Saddam Hussein(<b>*</b>, fornendogli armi e tecnologie per attaccare l&#039;Iran (anche se ufficiosamente, erano presenti consiglieri e truppe USA, come documentano le nostre cronache e la loro lista di caduti).<br /><br />Sugli aiuti internazionali, è un po&#039; sconcertante vedere come l&#039;interesse internazionale in generale e delle due superpotenze USA e URSS (non ancora sciolta), fosse quello di destabilizzare completamente l&#039;area medio-orientale, in quanto si ritrovarono a supportare entrambi i contendenti (soprattutto lo scandalo negli USA del 1986, denominato &quot;Iran Gate&quot;, la dice lunga).<br /><br />I dieci anni di Guerra del Golfo (l&#039;Iraq attacca l&#039;Iran nel 1980) che seguirono, sfiancarono e impoverirono i due stati, riducendo le popolazioni in miseria e facendole arretrare nel loro processo di evoluzione e modernizzazione.<br /><br />Dopo alterne vicende (nel 1985-86, un terzo del territorio iraniano era stato invaso dall&#039;Iraq, ma fra l&#039;86 e l&#039;88 l&#039;Iran aveva ripreso il controllo pressoché totale del suo territorio), e i due stati, stremati da una guerra sanguinosissima, stipularono una tregua (1988) che portò nel 1990 al trattato di pace.<br /><br /><b>L&#039;invasione del Quwait e la risposta internazionale (Desert Storm)</b> (1990-2003)<br /><br />Non è ancora ben chiara la reale motivazione della quasi immediata invasione irachena del Kuwait (ex protettorato britannico dal 1899 e indipendente, ma sempre con il controllo angloamericano, dal 1961), per altro storicamente e tecnicamente supportata dal fatto che l&#039;area del Kuwait fosse effettivamente una provincia irachena e che i pozzi petroliferi kuwaitiani fossero in maggioranza sul filo del confine con l&#039;Iraq, accusati di &quot;pescare&quot; in territorio iracheno. Non ultimo, il fatto che l&#039;annessione del Kuwait facesse parte del pacchetto di contropartite per la guerra Irak-Iran.<br /><br />L&#039;ONU condanna l&#039;aggressione e il presidente degli USA George Bush Sr. viene autorizzato dal Congresso ad utilizzare la forza militare contro le truppe irachene in Kuwait. Dopo mesi di negoziati e trattative, l&#039;ONU impose all&#039;Iraq il 15 gennaio come data ultima per il ritiro, dopodiché autorizzava i suoi membri ad utilizzare ogni mezzo possibile per cacciare dall&#039;emirato le truppe di Saddam. Il 16 gennaio una coalizione guidata dagli Stati Uniti (della coalizione facevano parte Gran Bretagna, Francia, Egitto, Siria, Arabia Saudita, Italia, Afghanistan, Canada, ecc.) cominciò una devastante campagna aerea contro Baghdad e le truppe di Saddam nel Kuwait (Nome in codice dell&#039;operazione: Desert Storm). Il 3 Marzo 1990, con le truppe della coalizione internazionale a soli 60 Km. da Baghdad, viene firmato l&#039;armistizio con la susseguente fine della guerra.<br /><br />Anche se indebolito militarmente ed economicamente (l&#039;Iraq era in guerra dal 1980), il mondo occidentale continua a vedere Saddam come un <i>pericolo</i> e impone un embargo che include cibo e medicinali, oltre che tutto quanto riguardasse materie prime e tecnologie, con il risultato di mettere definitivamente in ginocchio l&#039;economia irachena e farla arretrare a prima delle grandi riforme del 1979. Questo embargo venne parzialmente alleggerito solo nel 1996, con la campagna denominata &quot;Oil for Food&quot; che permetteva di scambiare petrolio con cibo e medicinali (questa campagna iniziò a dare i primi risultati solo nel 1998, e ci furono oltre 1 milione di morti per mancanza di medicinali e cibo fra il &#039;93 e il &#039;97).<br /><br />In ogni caso, l&#039;embargo ha rafforzato la popolarità di Saddam, invece di indebolirlo, come la Storia stessa ci insegna (il picco di popolarità di Mussolini in Italia durante il Fascismo, l&#039;idolatria a Cuba per Fidel Castro, etc.). Il referendum del 2002, che chiedeva la riconferma di Saddam Hussein a leader dell&#039;Iraq (100% di voti favorevoli), è comunque da leggersi come il segnale di una dittatura fortissima e spesso violenta (soppressione fisica degli oppositori), segno inequivocabile in quanto il voto era obbligatorio e che Saddam fosse l&#039;unico &quot;candidato&quot;.<br /><br />Nel novembre del 2000 Saddam chiese che il petrolio iracheno fosse pagato in Euro anziché in Dollari USA, forse perché gran parte delle importazioni irachene avvenivano dai paesi europei, ma più probabilmente per tentare di indebolire la moneta statunitense. Secondo diversi economisti, l&#039;ingentissima domanda di dollari per la compravendita del greggio (tutte le trattative si svolgono in Dollari USA) sosterrebbe il suo cambio, proteggendolo dalla svalutazione. Di qui la teoria che il secondo conflitto del 2003, con la definitiva invasione USA, avrebbe come concausa uno scontro fra petroDollari e petroEuro.<br /><br /><b>L&#039;attacco USA e le conseguenze</b> (2003-2006)<br /><br />Nonostante il disfacimento dello stato iracheno, Saddam continuò ad essere accusato di fomentare il terrorismo internazionale e di produrre e detenere armi di distruzione di massa (Gas Nervino, utilizzato sia nella guerra con l&#039;Iran sia per colpire le popolazioni kurde all&#039;interno dello stesso Iraq<b>**</b>). Nonostante queste accuse non abbiano mai trovato fondamento, gli USA, con il supporto di Gran Bretagna e Spagna, e senza il supporto dell&#039;ONU, attaccano l&#039;Iraq (operazione denominata &quot;Enduring Freedom&quot;, 19 Marzo 2003), riaprendo un fronte di guerra tutt&#039;ora irrisolto.<br /><br />Le cronache degli ultimi anni, dalla fine <i>ufficiale</i> della guerra, ci hanno mostrato un paese dilaniato da una vera e propria guerra civile e di continui attacchi alla presenza straniera, una realtà difficilmente intelligibile, in cui l&#039;esecuzione di Saddam pare l&#039;ennesimo passo falso che potrebbe rendere la situazione ancora peggiore di quanto non sia già.<br /><br /><b> Conclusioni</b><br /><br />Si deve tenere conto che la personalità di Saddam Hussein è fortemente contraddittoria in quanto ha dimostrato da una parte di aver saputo ristrutturare un paese che viveva nella più totale miseria e arretramento, portandolo ad essere in breve tempo uno dei paesi più avanzati del Medio Oriente, ma lo ha anche trascinato in una guerra (Irak-Iran) &quot;imposta&quot; dagli USA che ha portato all&#039;attuale sfacelo.<br /><br />Già amato/odiato dalla popolazione, aveva ratificato il suffragio universale (voto alle donne) mentre stava instaurando una feroce dittatura, con la sistematica soppressione degli avversari ed oppositori politici e con la complicazione delle tensioni etniche fra popolazione Sunnita (la sua) e Sciita. Tensioni ulteriormente esplose dopo l&#039;operazione Desert Storm (gli Sciiti furono accusati di collaborazionismo con gli USA e oggetto di repressioni sistematiche) e riesplose dopo l&#039;invasione e l&#039;occupazione Anglo-USA (e non solo).<br /><br />Un dittatore sanguinario dunque, la cui inutile esecuzione (il coro internazionale è quasi unanime) non cancellerà il bene e il male, e farà discutere ancora per molti anni (troppe ombre sui rapporti col suo amico/nemico nordAmericano), oltretutto giustiziato per un crimine efferato (la morte di 155 persone) ma pur sempre marginale rispetto a ben altre nefandezze. Fra queste, il tentato genocidio dei Kurdi, che però avrebbe visto il diretto coinvolgimento del Governo Turco che risulta intoccabile per la sua appartenenza strategica alla NATO.<br /><br /><br /><i>* Nel 2003 è stato declassificato un documento del Governo USA che conferma ulteriormente il supporto degli USA a Saddam Hussein per la guerra con l&#039;Iran. Il documento è liberamente consultabile, in Inglese, sul sito del <a href="http://www.gwu.edu/~nsarchiv/NSAEBB/NSAEBB82/" target="_blank" >National Security Archive</a>. E&#039; disponibile anche un video che documenta un incontro fra Saddam Hussein e Donald Rumsfeld (allora inviato speciale di Reagan) a Baghdad il 20 Dicembre 1983, scaricabile dallo stesso sito in <a href="http://www.gwu.edu/~nsarchiv/NSAEBB/NSAEBB82/shakinghands.wmv" target="_blank" >bassa</a> o <a href="http://www.gwu.edu/~nsarchiv/NSAEBB/NSAEBB82/shakinghands_high.wmv" target="_blank" >alta</a> risoluzione.<br /><br /><i>** La questione Kurda è molto complessa in quanto riguarda un&#039;area compresa fra Turchia, Irak, Iran, Sirya e Armenia, con circa 30.000 Kurdi, area che avrebbe dovuto diventare Stato autonomo col Trattato di Sevrès del 1920, mai applicato. Negli anni che seguirono, il popolo Kurdo ha subìto numerosi tentativi di genocidio con un&#039;incredibile recrudescenza negli Anni&#039;80, culminata proprio alla fine del conflitto fra Iraq e Iran (1988) quando i due stati, a cui si aggiunse la Turchia, sferrarono un&#039;offensiva congiunta che portò ad un vero e proprio tentativo di sterminio, con un numero di morti stimato fra 100.000 e i 300.000, ed una deportazione di massa che coinvolse fra i 2,5 e i 3,5 milioni di persone, oltre alla distruzione di quasi tutti i villaggi.</i><br /><br />]]></content>
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