Pubblicità e volume audio 
Il sensibile aumento del volume audio durante le interruzioni pubblicitarie è un vecchio problema, più volte affrontato anche in sede legislativa (e di autoregolamentazione) ma mai risolto, anzi. La situazione peggiora.

Ovviamente, la questione sorge con la nascita delle TV commerciali (dopo il 1985) e viene quasi subito definita una pratica scorretta che sembrava praticamente risolta agli inizi degli Anni '90. Sembrava, perché vennero azzerate le differenze ma iniziarono (o forse sarebbe più corretto dire "iniziò", visto che si trattava di un unico attore di un certo rilievo, alternativo alla RAI) la tecnica del gatto.

In cosa consisteva? Chi ha un gatto in casa (ma anche un cane) la conosce benissimo. A fronte di una sgridata e di un conseguente divieto, il Fuffy di turno (un Fuffy è un Fuffy anche se pesa 35 Kg. ;-) inizia una sequenza di micromovimenti, quasi impercettibili, di avvicinamento all'oggetto del desiderio (il venirti incontro per salirti in braccio o farsi fare un po' di coccole e/o giocare, cibo di vario genere, la riconquista di una posizione "proibita", etc. etc. etc.).

Nello stesso modo, le emittenti televisive hanno iniziato a risollevare progressivamente i volumi audio delle interruzioni pubblicitarie, fino ad arrivare agli attuali livelli che sfiorano aumenti del 30-35%. Ma non basta. In tempi relativamente recenti, stanno mettendo in pratica una tecnica ancora più perversa, che consiste nell'abbassare i volumi delle trasmissioni (soprattutto per Film e TeleFilm) nei 10-15 secondi antecedenti l'interruzione pubblicitaria, costringendo spesso ad aumentare il volume per ristabilire lo stndard, per poi risollevarla notevolmente in concomitanza con gli spot.

In pratica, considerando 100 il volume considerato giusto da chi vede la trasmissione in quel dato momento, abbassano a 85 in emissione, per poi rialazare di colpo a 130. Se poi, chi guarda, ha sollevato il volume per ristabilire il livello, l'aumento effettivo risulta a 140 o a 145.

La cosa strana, è che vanno contro ai fondamentali della Pubblicità, fra cui la piacevolezza, in quanto, trattandosi di aumenti molto consistenti, questi generano un potente senso di fastidio che viene istintivamente associato a messaggio/marchio, inficiandone la capacità di percezione/penetrazione. O meglio, ottengono l'effetto opposto.

I pubblicitari fanno però affidamento sull'aumento della soglia di sopportazione per assuefazione. Basta pensare alle difficoltà iniziali dell'inserimento di interruzioni pubblicitarie con un audience non abituata (il contenitore pubblicitario di MammaRAI era Carosello, che costituiva una vera e propria trasmissione a sé stante), e le varie sommosse di rigetto sono poi rientrate proprio per progressiva assuefazione.

Ancora una volta, la palla passa alla gente ... è proprio la capacità di reazione della gente che può risolvere certe questioni. Se nei sondaggi ci si arrabbiasse un po' di più, alla fine le cose cambierebbero ;-).
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Pubblicità ingannevole? A volta ritorna! 
Più che di ritorno si tratta di permanenza, perché da tempo immemore, la maggior parte della pubblicità ha abbandonato una qualsiasi traccia etica. Ma non è tutta colpa della pubblicità (e dei pubblicitari) in quanto i bug maggiori sono a monte: sono le strategie di marketing che vanno nella direzione del "pacco", e la pubblicità si regola di conseguenza.

Marketing e Comunicazione vanno a braccetto, ora più che mai, dal momento che si è scoperto quanto sia più facile vendere "il nulla" rispetto ad un prodotto reale. In questo, i gestori telefonici sono quasi geniali.

La questione Telefonia è forse la più emblematica. I gestori sono pochi, siamo dunque passati da un monopolio ad un oligopolio, ma le offerte contrattuali sono infinite e basate su parametri diversi, difficilmente confrontabili (*), sia all'interno dello stesso gestore, sia fra diversi gestori. La loro Comunicazione al pubblico è altrettanto carente e fumosa e, per rendersene conto, basta partire da un qualsiasi Spot, da cui si acquisiscono detrminate informazioni e ci si crea una prima idea, poi andare al sito internet e ne affiorano altre (con costi aggiuntivi), per poi terminare in un Centro ufficiale di quel gestore e, dopo aver messo sotto torchio il povero negoziante (vittima anche lui di un ambiente malato), ci si ritrova di fronte ad un quadro completamente diverso e moooooolto meno vantaggioso di quanto credessimo a seguito dello spot in questione.

Mi ricordo di una vecchia promozione di un gestore che pubblicizzava, per i possessori di partita IVA, 7 euro al mese di canone (incluso un telefonino di recente generazione) e 7 EuroCent al minuto. Bello! Faccio la procedura sopra accennata (parto dallo Spot, vado su internet e poi in un Centro ufficiale), e ne esco dopo aver rifiutato una cosa che costava oltre 30 Euro/mese e costi di traffico altrettanto superiori. E questa, per tutto il settore, costituisce la regola, e non l'eccezione.

Un altro settore emblematico, è quello legato ai Cosmetici e alla Bellezza/Cura del Corpo, in generale. Qui, l'episodio più eclatante è stata la questione legata alla cellulite, fenomeno molto diffuso nell'area mediterranea (praticamente congenito) e su cui c'è un forte battage pubblicitario su diversi prodotti. Un noto settimanale, pubblicò un annetto fa, una serie di test effettivamente scientifici (centro di ricerca e parametri/protocolli utilizzati dichiarati) che dimostravano la totale inefficacia di tutti i prodotti pubblicizzati. Uniche differenze, una serie di elementi collaterali (aspetto della pelle, etc.) che avevano comunque poco a che vedere con l'obiettivo principale (la cellulite).

Oltretutto, in questo settore, spicca l'uso di fanciulle giovani (e bellissime), con un sottomessaggio (piuttosto palese) che mira a terrorizzare le giovanissime che, in quanto nella fase di rincorsa all'accettazione e all'affermazione personale, sono più vulnerabili.

Ma i casi sarebbero infiniti (e verranno affrontati via via). Sta di fatto che, periodicamente, si alzano voci contro l'ingannevolezza della maggior parte dei messaggi pubblicitari, sia nei contenuti sia nelle tecniche di comunicazione (subliminazione tramite un montaggio sempre più rapido, aumento delle dinamiche acustiche/volume per le interruzioni pubblicitarie, etc.) ma non c'è verso di arrivare ad una soluzione.

Il Codice di Autoregolamentazione (ovvero il Codice di Autodisciplina della Pubblicità, PDF da 105 Kb) viene sistematicamente disatteso così come la normativa ordinaria (cfr. il Testo unico per la RadioTelevisione, DL. nr.177 del 31 luglio 2005) che, a fronte dell'individuazione di irregolarità, applica (se e quando applicata) sanzioni così irrisorie da non influire minimamente sui costi generali (per cui continuano a fare come gli pare).

Sembra che non ci sia soluzione a questi problemi, anche perché non c'eè la reale volontà di affrontarli correttamente. Altro non ci resta che cercare di individuare i più scorretti e punirli acquistando i meno peggio. Ma ne esistono?

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* E' un po' lo stesso caso verificatosi nel settore alimentare che si era sviluppato giocando su formati diversi per la stessa tipologia di prodotto (300-350-400-450 gr. etc.), cosa che rendeva difficile il confronto dei prezzi. Il problema venne risolto con l'obbligo di dichiarare, almeno nella GDO (Grande Distribuzione Organizzata, alias super/iperMercati), il prezzo al Kg.
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Budweiser in FreeStyle 
Ogni tanto, è piacevole parlare bene di qualcosa, e vederla, soprattutto se riguarda un argomento delicato come il bere che si dibatte fra pubblicità invoglianti e campagne istituzionali contro.

La vena umoristica traspare fin dalle prime immagini di acrobati (snowboard) che volteggiano dal trampolino sponsorizzato. L'ultimo evita il trampolino e arriva sorridente dagli altri. Il comportamento anomalo è presto svelato. Tutti i concorrenti sfoderano dallo zainetto una bottiglia di birra e la aprono. Ovviamente, l'unico che ha evitato di volteggiare, non ha scosso la bottiglia e se la beve tranquillamente. Per gli altri è una fontana. Il tutto in palese chiave umoristica e ironica.

In questo spot ci sono sottomessaggi in quantità industriale, tutti sostanzialmente positivi.

In previsione dell'Estate, la scenografia invernale è un palese richiamo al freddo/ghiacciato della birra, ma questa è una questione tecnica, abbastanza ovvia. Il divertente è invece sulla auto/ridicolizzazione dei bravi (bei volteggi, ma provate a bervi una birra ben shakerata), sottomessaggio estendibile ai bulli cui fa spicco la predominanza muscolare rispetto ai neuroni e all'uso che se ne può fare.

Credo che sia proprio questo uno dei sottomessaggi principali, ovvero della finale predominanza del neurone sul muscolo. Quasi una controtendenza visto che quasi tutti i messaggi (sopra e sotto) puntano sulle caratteristiche fisiche e di immagine piuttosto che sulla sostanza.
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MediaSet e la sua Informazione Gratuita 
Da qualche giorno, i notiziari MediaSet stanno preannunciando lo Spot/Campagna sull'Informazione nelle diverse reti, fatta gratuitamente. Ho visto solo alcuni spezzoni per cui aspetto di entrare nel merito dello Spot, mentre ci sono alcune considerazioni sostanziali e quasi palesi, nell'impostazione della Campagna.

MediaSet, ovviamente e fin dalla nascita di Canale5 (metà Anni '80) ha sempre puntato sul fatto di non riscuotere alcun canone, al contrario della RAI. Cosa abbondantemente e progressivamente strumentalizzata per incrementare la presenza pubblicitaria. Non solo, l'avvento delle reti televisive private ha comportato l'accelerazione verso la conquista dell'audience, l'aumento verticale dei compensi e il relativo boom pubblicitario anche sulla RAI.

Ed eccoci al contendere. MediaSet, nella sua rincorsa pubblicitaria, ha inserito nei suoi notiziari blocchi di Spot oltre alla pubblicità interna (flash promozionali sulla programmazione della stessa rete). Non solo, ha utilizzato sistematicamente le aree dedicate ai notiziari per inventare news su trasmissioni squisitamente trash (reality in primis) per aumentarne l'audience (aumento dei listini pubblicitari) e la vendita di servizi satellitari prima, e digitale terrestre poi (Premium).

Dunque, la loro informazione non è gratis ma pagata tramite tutti questi meccanismi, pagata attraverso la decadenza qualitativa dellìinformazione stessa. Credo proprio che la stiamo pagando, ed un prezzo troppo alto per la sua pessima qualità.
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TeleVendite: fra Shopping e Pubblicità 
Da anni, siamo sempre più invasi dalle vendite televisive, una volta quasi esclusivo appannaggio delle emittenti locali (affittavano e affittano direttamente lo spazio), ora insistenti e ridondanti anche sui canali nazionali (MediaSet in primis, obv.). Un po' negozio virtuale e, soprattutto, uno spazio pubblicitario (per prodotti a volte nuovi) particolarmente esteso con i suoi 1-3 min. contro una media di 5-10 Sec. degli spot tradizionali. Alcuni minuti di descrizione, wow, una manna, se i prodotti venissero davvero descritti nelle loro caratteristiche. Ma non è proprio così.

Quello che spicca è proprio l'assenza di informazioni realmente utili per l'identificazione del prodotto e per la valutazione del rapporto qualità/utilità e prezzo. Un esempio fra tanti, il materasso losangato (alias la trapuntatura degli strati superficiali di rivestimento) che è una cosa normalissima in qualsiasi materasso, ma viene spacciata fra le caratteristiche più innovative ed esclusive.

Ancora peggio va nelle vendite multiple (un prodotto in vendita e 2-4 in regalo) dove sparisce ogni riferimento di marca tramite la fascettatura dei prodotti con lo stesso marchio della televendita, cosa che impedisce di acquisire un qualsiasi parametro di valore commerciale dei singoli prodotti.

In ogni caso, ci sono una gran quantità di reclami e procedimenti nei confronti di quasi tutti i televenditori per la non conformità fra quanto mostrato in TV e quanto ricevuto, oltre a casi di elusione delle regole sul diritto di recesso di tramite trucchetti vari (consegna differita tramite negozio di appoggio, personalizzazione obbligatoria, etc.). Per non parlare della palese truffa insita nel filone, maghi, cartomanti, numeristi del lotto e affini.

Che sia shopping virtuale o pubblicità di settore (le esclusive TV compaiono regolarmente in negozi di vario tipo), le ombre sono ben più delle luci.
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Cosa piace ad un Uomo? (Mediaset Premium, 2007) 
E' lo slogan che caratterizza la Campagna di Mediaset Premium in questi giorni e spero vivamente che la mia compagna non lo veda perché potrebbe mettersi strane idee in testa. Sì perché a me il Calcio (contenuto principale dei canali Premium di Mediaset), non interessa proprio, e non mi è mai interessato. Ma forse mi conosce bene, e non ci casca ;-)

Il problema, a questo punto, potrebbe essere mio.

Già quando ero un ragazzino, il non giocare a pallone e il non interessarsi al Calcio era un po' un problema, un fattore emarginante in quanto, oltretutto, veniva a mancare anche uno degli argomenti di discussione più comune (e trovare cose in comune con gli altri, a quell'età è fondamentale). Poi le cose cambiarono, perché negli Anni '70 le discussioni si basavano anche su cose più serie (serissime).

Tornando al contendere, i sottomessaggi insiti sono molteplici (e ce ne fosse uno positivo).

A tutti gli uomini piace il Calcio, e se a te non piace sentiti solo ;-)

A tutti gli uomini piace il Calcio, e alle donne piacciono gli uomini a cui piace il calcio, per cui non vedono l'ora di regalargli la "tessera" (a me risulta il contrario però, si vede che non sono aggiornato ;-)

A tutti gli uomini piace il Calcio, invece alle donne no (anche su questo avrei le mie riserve ;-)

A tutti gli uomini piace il Calcio, che è cosa da "uomini" e, alle donne non resta altro che regalargli la tessera.

Ma anche questa è un'analisi superficiale perché, se lo si analizzasse fotogramma per fotogramma, ci sarebbe da ridere (piangere).

Mi sto occupando di TV da diverso tempo, nel senso di progettazione di format e gestione di palinsesti, per cui ne parlo spesso con la gente che incontro. Quello che sta venendo fuori da queste "chiacchierate" è che c'è un'effettiva saturazione da "eccesso di idiozia" e di "commercialismo". Forse, è arrivato il momento di pensare ad una TV diversa. Forse.
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Perplessità su Vigorsol 
Uno scoiattolo salva il bosco da un mega incendio, grazie a una gomma da masticare che lo rinfresca a tal punto che gli permette di emettere una lunghissima flautolenza ghiacciata (e magari anche un po' agghiacciante?).

Operando una postAnalisi, vien da pensare che il tutto sia indirizzato verso un target di età in fascia piuttosto bassa (bambini e preAdolescenti) che, notoriamente, ridono molto sulle emissioni aeree di vario tipo (rutti inclusi) e su cui fanno anche le gare.

Andando a giro, lo spot si è fatto notare (almeno fra gli adulti di varia natura) ma in negativo. Molto in negativo. Appartenendo a quest'ultima categoria, mi ritrovo a concordare sul "cattivo gusto" e sulla scarsa funzionalità del messaggio, non tanto per questioni est/etiche ma per il fatto che il target di prodotto è ben più ampio.

La strategia è comunque spiegabile/giustificabile. Il target principale del prodotto è costituito dalla fascia centrale di età (15-40?) che è soggetta all'imprinting del prodotto (campagna di prima uscita) dopodiché tende a scegliere se continuare a usarlo o meno in base al gradimento. La fascia di età superiore è piuttosto restìa al tipo di prodotto, dunque sembra proprio una campagna destinata ad allargare il target verso il basso (di età obv.).

Resta il fatto che il messaggio di base non sia un granché e che gli art dell'agenzia avrebbero potuto giocare su altre leve, anche perché rischiano di perdere un po' di "pezzi" di quota già acquisita (una flautolenza non è facilmente accostabile al concetto di respiro fresco, anzi, richiama i "topi morti").


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